Cause collettive: arriva la class action europea

Raggiunto un accordo sulle prime regole Ue per le cause collettive

A breve le ‘class action’ potranno essere condotte a livello europeo e non più soltanto su scala nazionale.

I negoziatori del Parlamento Europeo e del Consiglio hanno raggiunto un accordo ieri notte sulle prime regole Ue per le cause collettive, che introducono un modello armonizzato per l’azione in giudizio in tutti gli Stati membri a garanzia dei consumatori, assicurando nel contempo “appropriate salvaguardie” contro le liti temerarie, informa il Parlamento Europeo.

La nuova legge mira anche a migliorare il funzionamento del mercato interno, migliorando gli strumenti contro le pratiche illegali e facilitando l’accesso alla giustizia da parte dei consumatori.

Per il relatore Geoffroy Didier (Ppe, Francia) i colegislatori hanno “cercato un equilibrio tra la protezione legittima degli interessi dei consumatori e la necessità della certezza giuridica per le imprese”. “Ogni Stato membro – continua Didier – ha almeno un ente qualificato per attuarla, mettendo nel contempo in atto salvaguardie contro l’abuso dell’azione in giudizio. L’Europa deve diventare uno scudo che protegge le persone”.

La direttiva dà “nuovi diritti ai consumatori nelle loro vite quotidiane e dimostra che l’Europa fa la differenza”. Le misure dovrebbero essere a disposizione dei consumatori in ogni Stato membro, permettendo la class action a livello nazionale e a livello Ue. Enti qualificati avranno il potere e la dotazione finanziaria necessaria per lanciare azioni ingiuntive e di compensazione per conto di gruppi di consumatori e garantiranno agli stessi l’accesso alla giustizia.

Per quanto riguarda i criteri di designazione degli enti in questione, le regole distinguono tra i casi transfrontalieri e quelli domestici. Per i primi, gli enti devono dimostrare di aver svolto almeno 12 mesi di attività nella protezione dell’interesse dei consumatori, al momento della richiesta di essere nominati come ente qualificato.

Devono inoltre avere un carattere non-profit e assicurare di essere indipendenti da terzi, i cui interessi economici contrastino con gli interessi dei consumatori. Per le azioni a livello nazionale, gli Stati membri dovranno stilare criteri adeguati agli obiettivi della direttiva, che possono essere gli stessi che per le azioni transfrontaliere. Per evitare le liti temerarie, viene introdotto il principio ‘chi perde paga’, che fa sì che la parte sconfitta paghi le spese processuali del vincitore.

Inoltre, per scoraggiare ulteriormente gli abusi, Tribunali o autorità amministrative possono decidere di lasciar cadere i casi manifestamente infondati il prima possibile.

I colegislatori hanno anche concordato che la Commissione deve valutare se nominare un Ombudsman, un difensore civico, per le class action a livello europeo.

Le azioni collettive includono le violazioni commerciali in aree come la protezione dei dati, i servizi finanziari, viaggi e turismo, energia, telecomunicazioni, ambiente e salute, come pure i diritti dei passeggeri di aerei e treni, in aggiunta alla normativa sulla tutela dei consumatori.

Ora il Parlamento in plenaria e il Consiglio devono approvare l’accordo politico: la direttiva entra in vigore venti giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Ue; da quel momento i Paesi avranno 24 mesi per trasporre la direttiva nelle normative nazionali e altri sei mesi per applicarla.

In collaborazione con Adnkronos

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Cause collettive: arriva la class action europea