Cattolica Assicurazioni, indagati i vertici della società: rischi per i clienti?

Il presidente del Cda Paolo Bedoni, il direttore generale Carlo Ferraresi e il segretario del Cda Alessandro Lai risultano indagati dalla procura di Verona

Bufera su Cattolica Assicurazioni. Il presidente del Cda Paolo Bedoni, il direttore generale Carlo Ferraresi e il segretario del Cda Alessandro Lai risultano indagati dalla procura di Verona con l’accusa di “illecita influenza sull’assemblea”. Immediata la sofferenza in Borsa.

Di cosa è accusata Cattolica

L’accusa riguarda tre riunioni dei soci avvenute ad aprile 2019, a giugno 2020 e l’ultima lo scorso 31 luglio, quando la Guardia di finanza, su mandato della Procura e in seguito ad accertamenti ispettivi della Consob, ha acquisito una serie di documenti nella sede della compagnia assicurativa veronese.

Nell’ultima assemblea è stata approvata la fine della forma cooperativa che resisteva da oltre 100 anni e la trasformazione di Cattolica in Spa. Il reato contestato si configura quando la raccolta dei voti e delle deleghe non avviene in modo corretto.

La prima riunione contestata è avvenuta quando ancora alla guida della società c’era Alberto Minali, le ultime due hanno visto l’intervento di un rappresentante designato indipendente, Computershare Spa, e a causa del Covid, si legge in una nota ufficiale di Cattolica, “meccanismi di raccolta e di voto soltanto informatici e senza il coinvolgimento della società e di sue strutture; donde l’impossibilità per queste di intervenire o incidere sul voto espresso dai soci”.

Cosa succede con la trasformazione in Spa

La trasformazione in Spa apre così le porte a Generali, che si è impegnata a iniettare fino a 300 milioni di euro (54 milioni di nuove azioni al prezzo di 5,55 euro l’una, il 54% in più della quotazione del 24 giugno). Generali entra in Cattolica dopo le richieste dell’Ivass, l’authority sulle assicurazioni, che ha chiesto alla compagnia veronese di raccogliere, in tempi brevi, almeno 500 milioni di euro per rafforzare la sua solidità patrimoniale.

Addio dunque alla famosa “finanza veneta” cattolica, che cambia anche sede trasferendosi a Trieste. La trasformazione in società per azioni era un passaggio fondamentale per l’intesa tra Cattolica e Generali, che porterà a Trieste il 24,4% della compagnia veronese.

Per il gruppo assicurativo che vanta 3,6 milioni di clienti e 6,9 miliardi di raccolta complessiva a fine 2019, l’intesa con il Leone dovrebbe portare a una collaborazione soprattutto nei settori gestione dei patrimoni, salute e riassicurazione. Dovrebbero essere questi i cambiamenti più sostanziali che interesseranno i clienti, probabilmente in modo indiretto. Non dovrebbero invece esserci rischi collegati al reato contestato.

Il no di CasaCattolica

Il fronte contrario all’accordo con Generali, coordinato dall’associazione CasaCattolica, contesta in particolare “il disatteso articolo dello Statuto” che prevede l’unanimità per la trasformazione della forma societaria e il ritardo con cui Cattolica ha reso noto l’accordo che potrebbero portare a una fusione con Generali. CasaCattolica aveva presentato il Progetto CATTOLICA 1896 per affermare Cattolica quale unica vera public company assicurativa quotata italiana, preservando e facendo leva sui suoi valori fondativi di oltre 130 anni di storia.

Cattolica dal canto suo difende “l’assoluta correttezza e regolarità delle operazioni assembleari oggetto dell’indagine”, spiega che “le delibere assunte nell’assemblea del 31 luglio 2020 sono valide a tutti gli effetti e l’importante operazione con Generali proseguirà come previsto” e garantisce immediata e piena collaborazione nei confronti dell’autorità giudiziaria.

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