Cassa integrazione: un’azienda su quattro la prende senza cali di fatturato

Dipendenti che figurano in cassa integrazione (quindi assenti, non produttivi) che invece, o in smart-working o fisicamente in sede, lavorano eccome.

Quando dall’Europa ci chiedono di sapere come intendiamo spendere i soldi che arriveranno, prima di fare gli offesi dovremmo fare un giro d’orizzonte su quello che effettivamente accade a casa nostra. Senza dover arrivare ai fenomeni di tipo malavitoso, è sufficiente puntare i fari su alcune aree per rendersi conto che i ‘furbi’, in questo paese, abbondano sempre.

Se la politica è paralizzata dal poltronismo militante che oramai guida la stragrande maggioranza delle azioni, a cascata i soldi vanno spesso dove non dovrebbero. Abbiamo avuto diversdi esempi col Reddito di cittadinanza, ora è il momento della cassa integrazione (i cui danari, è bene ricordarlo, verranno in gran parte da progetti UE).

Numeri
Ad accendere un faro sul fenomeno è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Il suo presidente, Giuseppe Pisauro, davanti alle commissioni Bilancio ha illustrato alcuni dati che Inps e Agenzia delle Entrate hanno incrociato.
Più di quarto del monte ore pagato con la cassa integrazione è finito nelle tasche di imprese che hanno continuato a produrre come prima del lockdown. Un quarto del mezzo miliardo di ore effettivamente utilizzato da oltre 500mila imprese.
Dunque Cassa integrazione che è andata ad alleggerire i conti di attività che non hanno registrato perdite di fatturato nei primi sei mesi dell’anno nonostante la crisi, nonostante il lockdown.

Risparmi per le aziende
Ogni impresa in Cig-Covid ha risparmiato circa 1.100 euro per dipendente presente in azienda. Tra le imprese più piccole (cig quasi sempre in deroga), l’importo medio risparmiato grazie alla riduzione dell’orario di lavoro è stato pari a 3.900 euro nel bimestre.
Le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell’assegno ordinario Covid, hanno risparmiato in media quasi 24.000 euro.

Cig: al dipendente un quarto di stipendio in meno
In media, spiega il rapporto, ogni lavoratore in Cig-Covid ha subito una riduzione oraria di 156 ore. Il 90 per cento dell’orario mensile di lavoro a tempo pieno (pari a 173 ore in marzo e aprile). Perdendo, secondo le attuali stime, il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.

Il governo sta valutando di introdurre meccanismi selettivi per la prossima proroga. Basati proprio sul calo di fatturato o in alternativa con la previsione di un contributo da parte delle imprese che vogliano comunque accedere.

Se durante il lockdown è servita a evitare i licenziamenti e il fallimento di molte imprese, adesso la strategia è diversa: disincentivare la cig.

Nel decreto agosto, infatti, solo chi ha avuto un calo del fatturato pari o superiore al 20% nel primo semestre di quest’anno rispetto a quello del 2019 potrà accedere alla cassa Covid (che continuerà a essere pagata dallo Stato) alle condizioni attuali. Chi ha avuto un calo inferiore al 20%, invece, se vorrà continuare a usufruire della cassa dovrà pagarne una parte. L’alternativa? Una decontribuzione al 100% per quattro mesi, ossia nessun contributo versato all’Inps.

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