Cassa integrazione, Inps rischia voragine di 35 miliardi

Con la crisi, tanti (troppi) lavoratori sono finiti in Cig. Possibilità di chiedere un ulteriore periodo di 5 settimane con la causale Covid-19 nazionale

Possibilità di chiedere un ulteriore periodo di 5 settimane con la causale Covid-19 nazionale, con una procedura più snella rispetto al passato e la concessione dell’assegno per il nucleo familiare ai beneficiari dell’assegno ordinario a seguito della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza dell’emergenza sanitaria.

Nei prossimi giorni l’Inps emanerà le specifiche circolari che regoleranno i vari aspetti della disciplina introdotta dalla nuova normativa del decreto Rilancio con novità relative alla disciplina dei trattamenti a sostegno del reddito come cassa integrazione ordinaria e assegno dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale. Ma tali misure sono sostenibili per l’Istituto? 

Secondo il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps attualmente, rispetto alle previsioni precedenti, vi è una previsione di squilibrio di 35,3 miliardi. Una cifra frutto del saldo tra i minori contributi incassati, in particolare a causa del maggiore utilizzo della cassa integrazione guadagni e le maggiori uscite cash per gli ammortizzatori sociali.

A fare i conti è l’Espresso che, in un articolo pubblicato oggi, stima per il 2020 un forte impatto del massiccio ricorso alla Cig e del forte calo dei guadagni dei lavoratori autonomi sui due pilastri portanti del bilancio Inps ovvero il Fondo pensione lavoratori indipendenti e la Gestione separata per i lavoratori autonomi e parasubordinati. Ambedue – secondo l’analisi del centro studi Itinerari Previdenziali – in attivo rispettivamente di quasi 4,5 miliardi e di oltre 7 miliardi nel 2018. Nelle proiezioni del centro studi, considerando i minori contributi e i maggiori pensionamenti, il deficit previdenziale passa da circa 20,9 miliardi nel 2018 a 26 miliardi nel 2019 e a oltre 40 miliardi nel 2020.

A incidere maggiormente sono le prestazioni assistenziali che, già arrivate, sommando le varie quote a carico dello Stato, a 105,6 miliardi nel 2018 – secondo il presidente di Itinerari previdenziali Alberto Brambilla, “aumenteranno decisamente quest’anno”.

Per Brambilla – come riporta l’Espresso – nel 2020 l’aumento della spesa per gli ammortizzatori sociali manderà in crisi il fondo Inps Gestione prestazioni temporanee, che aveva un avanzo di 5 miliardi, determinando “un deficit che si potrebbe stimare in circa 30 miliardi”.

“Con tutte le nuove misure di sostegno causate dall’emergenza Covid-19, tra i vari sussidi, i bonus di 600 euro, la Discolpatevi, la Cig aggiuntiva, la Naspi – spiega Brambilla – arriviamo a un costo di 55 miliardi”. Rischiano, insomma, di andare in crisi anche i fondi in attivo dell’Inps. Il tutto all’interno di un quadro che vedeva già uno squilibrio strutturale di quasi tutte le altre gestioni previdenziali create o confluite nell’Inps. Secondo i dati pubblicati dal periodico il profondo rosso dell’Istituto viene in particolare dal pubblico impiego (-21,2 miliardi nel 2018), ma sono in negativo anche gli artigiani (-3,7 miliardi) e i lavoratori agricoli (-2,5 miliardi).

Sul tema, oggi, è intervenuto anche il Viceministro dem dell’Economia Antonio Misiani. “Stiamo monitorando la spesa per la cassa integrazione e potrebbe essere inferiore a quanto stanziato. Ma se così non fosse, siamo pronti a intervenire con altre risorse, prima ancora di attivare il programma europeo Sure – ha assicurato Misiani in un’intervista sul quotidiano La Repubblica –. Stiamo ai dati Inps del 4 giugno: restano da pagare 420mila beneficiari, il 5% del totale.

Vanno pagati il più rapidamente possibile”. Riepilogando le misure attuate dal Governo per far fonte all’emergenza Misiani ha annunciato una possibile riforma degli ammortizzatori sociali. “Prima dell’emergenza gli ammortizzatori sociali tutelavano 10 milioni di lavoratori dipendenti. Per gli autonomi non c’era nulla. In due mesi – ha spiegato il Viceministro – il governo ha esteso la Cig ad altri 5 milioni e mezzo di lavoratori e ha introdotto un sostegno per 5 milioni di autonomi, professionisti e stagionali e 900 mila lavoratori domestici.

Ora serve un salto di qualità: una riforma strutturale che introduca un ammortizzatore universale, disponibile per tutti i lavoratori di tutte le imprese, autonomi inclusi, finanziato da una contribuzione obbligatoria e in parte dalla fiscalità generale. A mio giudizio è uno dei punti chiave da discutere agli Stati generali e da inserire nel Recovery Plan italiano”. 

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