Cassa integrazione e busta paga: quanto è calato lo stipendio

Alla Lombardia il primato della maggior perdita delle retribuzioni nette, pari al 25% del totale nazionale (1,2 miliardi di euro), seguita dal Veneto

Nei mesi di aprile e maggio le buste paga dei dipendenti in cassa integrazione si sono alleggerite di 4,8 miliardi di euro netti, al netto dell’Irpef nazionale e delle addizionali regionali e comunali.

Alla Lombardia va il primato della maggior perdita delle retribuzioni nette, pari al 25% del totale nazionale (1,2 miliardi di euro), seguita dal Veneto dove i cassaintegrati perdono oltre 608 milioni di euro netti, dall’Emilia Romagna (491 milioni di euro netti) e dal Piemonte (418 milioni di euro netti).

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Servizio lavoro, coesione e territorio della Uil che ha elaborato i dati Inps delle ore autorizzate di integrazione salariale su cui sono state condotte le simulazioni. Per i lavoratori in cig, i sacrifici sono stati pesanti.

Buste paga, in cig tagli fino al 37% del reddito

“Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei della 13° e della 14° – spiega Ivana Veronese segretaria confederale Uil- in due mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente dal 18% al 37%, a seconda del reddito. A fronte di circa 1,7 miliardi di ore di cassa integrazione, autorizzate nei mesi di aprile e maggio rispettivamente 835 e 849 milioni di ore, numeri mai raggiunti in precedenza ed in così breve tempo, gli 8,4 milioni di beneficiari hanno perso, mediamente, 569 euro pro-capite nel bimestre“.

Per Veronese “se consideriamo i beneficiari in cassa integrazione a zero ore che corrispondono ad una platea di 5 milioni di dipendenti, la mancata retribuzione corrisponde a 966 euro netti medi pro-capite nel bimestre. Nella riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, occorre tenere ben presente il tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione e la loro rivalutazione, fissati oggi per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48”.

Stando al sindacato, infatti, “se consideriamo un dipendente a tempo pieno con una retribuzione annua netta di 17.285 euro (1.440 euro mensili) posto in cassa integrazione a zero ore per due mesi, la perdita, tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di 13° e 14°, ammonterebbe a 889 euro netti (444 euro mensili). Altro caso è quello di un dipendente part-time con una retribuzione netta annua di 10.005 euro (834 euro mensili) che in due mesi in cassa integrazione perderebbe 290 euro netti (145 euro mensili)”.

Per la Uil, conclude Veronese “la rivalutazione dei sussidi, dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici pressoché pari allo zero”.

In collaborazione con Adnkronos

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