Cassa integrazione, ecco come potrebbe cambiare

L’ipotesi del governo punta all’eliminazione della cassa integrazione straordinaria, sostituita da un sussidio di disoccupazione

Sul tavolo del governo non c’è solo la riforma del contratto di lavoro, con la relativa ipotesi del Cui (Contratto unico di inserimento). Le trattative hanno come oggetto anche la riforma degli ammortizzatori sociali. A partire dalla cassa integrazione che, nella intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe essere pesantemente cambiata, per essere sostituita dal reddito minimo garantito.

La cassa integrazione è uno strumento a sostegno del reddito, erogato dall’Inps, a favore dei lavoratori sottoposti a orario ridotto o senza occupazione a causa delle difficoltà dell’azienda.
Le imprese possono chiedere la cassa integrazione per crisi economiche e può durare al massimo 52 settimane in due anni e non più di 13 settimane consecutive. L’intervento ordinario di integrazione salariale è previsto prevalentemente per il settore industriale quindi: imprese di trasporti, impianti, manifatturiere, produzione o distribuzione gas, acqua ed energia elettrica nonché imprese artigiane del settore edile e lapideo.

C’è poi la cassa integrazione straordinaria che può essere utilizzata dalle imprese con più di 15 lavoratori e si applica nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale. Inoltre è utilizzabile anche a lavoratori di imprese fallite o coinvolte in procedure concorsuali. La Cigs non può superare i 36 mesi in 5 anni.

Tendenzialmente le piccole e medie imprese non hanno accesso a questi strumenti di integrazione del reddito, a meno che non si ricorre, attraverso trattative con le parti sociali e l’Inps, alla cassa integrazione in deroga. Il campo di applicazione limitato fa sì che molti disoccupati si trovino di fatto senza alcuna tutela. Inoltre, come per tutto il resto del mercato del lavoro, valgono sempre le conseguenze del dualismo: la cassa integrazione non si applica alla gran parte dei lavoratori precari e dei collaboratori, i cui contratti semplicemente non vengono rinnovati in caso di difficoltà economiche e che non ricevono nemmeno indennità di disoccupazione.

Nelle intenzioni del governo e del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ci sarebbe la volontà di mantenere la cassa integrazione ordinaria (attivabile nei casi di crisi economica) e di eliminare la cassa integrazione straordinaria (ovvero chiusura dell’azienda). L’ipotesi di intervento punta all’introduzione – in queste fattispecie – di un’indennità risarcitoria e di un sussidio generalizzato di disoccupazione per tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore di appartenenza, dall’impresa e dal tipo di contratto. Un reddito minimo generalizzato che trova l’ostacolo più alto da superare, nel reperimento delle risorse finanziarie.

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