Caso AstraZeneca, le reazioni avverse agli altri vaccini. I numeri

I casi di reazioni avverse al vaccino anglo-svedese non sono superiori agli altrimì, ma sembrano fare più rumore. Forse anche per il basso costo della dose in una vera e propria battaglia che si consuma a livelli di più alta geopolitica.

Il caso dello stop al vaccino AstraZeneca in alcuni paesi europei, cui ha fatto seguito il via libera dell’EMA che ha riavviato la campagna vaccinale, evidenzia come quella legata ai vaccini sia una dinamica non solo sociale e sanitaria, ma anche e soprattutto economica e geopolitica. C’è infatti chi si è chiesto se dietro alle evidenze che hanno finito per scalfire la fiducia nel vaccino anglo-svedese non si celi qualche manovra politica, sottolineando come reazioni avverse, di tipo simile e con percentuali paragonabili, avvengano anche per gli altri vaccini a disposizione.

Correlazione o no

“Il vaccino AstraZeneca è sicuro, efficace, i benefici sono superiori ai rischi ed escludiamo relazioni tra casi di trombosi” e la somministrazione dei sieri. Lo afferma la direttrice di Ema Emer Cooke argomentando il via libera al vaccino. Ma la questione non andrebbe posta in termini di pura correlazione, bensì in termini statistici. Quella contro il Covid è una corsa contro il tempo, non si ha la possibilità di effettuare un vero e proprio screening sulle eventuali intolleranze che un vaccino può certamente indurre. Dunque AstraZeneca è definito “sicuro ed efficace” come tutti gli altri vaccini in commercio per una conta statistica, che vede per esempio la Gran Bretagna aver vaccinato metà della propria popolazione col vaccino AstraZeneca senza che siano emerse criticità.

In questo senso è esemplificativa la dichiarazione del dott. Burioni: “Le trombosi cerebrali potrebbero essere legate al vaccino, ma sono state 18 (diciotto) su 20 milioni (ventimilioni) di vaccinazioni. Personalmente non fossi vaccinato mi vaccinerei istantaneamente”.

I numeri di Pfizer pubblicati in Inghilterra

A proprosito di Gran Bretagna ed Inghilterra, questi dati sono stati resi pubblici dal Governo Inglese. Si tratta delle reazioni al vaccino Pfizer

Data di esecuzione: 4 marzo 2021

  • Disturbi del sangue: 2.033
  • Disturbi cardiaci: 1,032
  • Disturbi congeniti: 3
  • Disturbi dell’udito: 713
  • Disturbi endocrini: 10
  • Disturbi dell’occhio: 1.242 (12 cecità)
  • Disturbi gastrointestinali: 9.360
  • Disturbi generali: 26.391
  • Disturbi del fegato: 17
  • Disturbi del sistema immunitario: 466
  • Infezioni: 1,863
  • Lesioni: 393
  • Indagini continuate: 965
  • Disturbi metabolici: 525
  • Disturbi del tessuto muscolare: 11,565
  • Neoplasie: 20
  • Disturbi del sistema nervoso: 16,107
  • Associati alla gravidanza: 29
  • Disturbi psichiatrici: 1,235
  • Disturbi renali / urinari: 187
  • Sist. Riproduttivo: 338
  • Disturbi respiratori: 3,575
  • Disturbi della pelle: 6,042
  • Disturbi vascolari: 992
  • Morti: 212
  • Procedure mediche e chirurgiche: 45

Fonte: https://www.gov.uk/government/publications/coronavirus-covid-19-vaccine-adverse-reactions

Il rischio zero, in una campagna vaccinale che riguarda milioni di persone, semplicemente non esiste. Occorre entrare nell’ordine di idee che la medicina non è perfetta, non lo è mai stata. E che la domanda giusta da porsi non è tanto se ci sia o meno correlazione tra inoculazione e reazioni avverse, ma misurarne statisticamente il numero. Ad oggi salire su un’automobile rappresenta un rischio di morte estremamente maggiore che per l’inoculazione di un vaccino anti-Covid.

Il professor Massimo Galli, infettivologo e direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco, ha così commentato: “Nel Regno Unito ci sono state 227 segnalazioni di sospette reazioni avverse al vaccino Pfizer in cui il paziente è morto poco dopo e 275 per Astrazeneca, ma su più di 11 milioni di persone a cui era stata inoculata la dose. Si tratta dello 0,025 per cento dei casi”, calcola.
“Se consideriamo quante persone uccide il Covid in un mese, è evidente che sospendere la somministrazione di Astrazeneca è stato un errore. Che avrà gravi conseguenze”.

Il Prof. Fabrizio Pregliasco, l’attuale Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, ha ricordato come il rischio trombi in seguito alla somministrazione del vaccino sia infinitamente minore al rischio di trombi che corre chiunque, giovane o vecchio, sano o compromesso, contragga il Covid.

Il rischio perdita di fiducia

Oltre al rallentamento della campagna vaccinale, bloccata per circa 96 ore, il problema sono le conseguenze sulla fiducia nella vaccinazione in generale e nel vaccino AstraZeneca in particolare. “L’autopsia ha accertato che il professore di Biella è morto per infarto – continua Galli -, purtroppo accade anche ai cinquantenni. Ogni giorno in Italia abbiamo 166 fenomeni di tromboembolismo, indipendentemente dal vaccino. Ritengo che in una vicenda come questa, per il tipo di patologie riscontrate, sarebbe stato più saggio continuare a somministrare il vaccino Astrazeneca e nel frattempo svolgere le indagini. Penso sia stata una scelta politica, stento a credere che con questa percentuale di reazioni avverse si tratti di una decisione tecnica. Di tutta questa storia patiremo le conseguenze per un po’ di tempo, anche perché la smentita ufficiale sui rischi del vaccino Astrazeneca avrà molta meno eco rispetto ai timori che ha innescato l’annuncio del suo ritiro. E tutto questo, lo dico con rammarico, poteva essere evitato perché i numeri non evidenziano un pericolo reale”.

Una scelta politica?

Ecco perché dietro il caso AstraZeneca qualcuno agita scelte di carattere economico e politico prima che sanitario. La pandemia di Covid-19 è il più grande affare di sempre per l’industria del farmaco. Solo nel 2021 si venderanno nel mondo almeno dieci miliardi di dosi di vaccini, che porteranno ai gruppi di Big Pharma tra 120 e 150 miliardi di dollari di ricavi in più.

il vaccino di AstraZeneca, sviluppato all’ Università di Oxford e alla Irbm di Pomezia, è un prodotto tradizionale in vendita a 2,80 euro a dose; quello dell’ americana Pfizer, sviluppato con la tedesca BioNTech, è una tecnologia avanzata e ha un prezzo medio di circa 16 euro (19,5 dollari). E questo è già un elemento di rilievo per provare a spiegare lo stop di questa settimana ed i risvolti politici che possono stare a monte. Cui aggiungere le difficili relazioni fra UE e UK dopo la Brexit ed il riavvicinamento all’Europa degli Usa targati Biden dopo l’era Trump.

Uno scontro globale?

Come spiega a La Stampa Paolo Magri, vicepresidente dell’Ispi e docente di Relazioni internazionali alla Bocconi, Lo scontro globale sui vaccini “è un grande gioco dove ogni colpo appare lecito. C’è indubbiamente un acceso confronto dove tutto è lecito: dalle accuse reciproche, alla propaganda, ai blocchi all’export. Per triste che possa apparire, ci dovremmo stupire del contrario: dai vaccini dipendono la salute, l’economia, e gli esiti elettorali di buona parte dei Paesi del mondo. E, sempre sui vaccini, si gioca anche la partita fra Russia, Stati Uniti, Cina e Europa. Una partita iniziata da tempo ma che può essere ridisegnata dal grande gioco sui vaccini”.

Brevetti

Per il futuro assume importanza anche la questione brevetti, a sua volta entrata nell’agenda politica. Dice Magri in proposito: “Chi altro poteva sviluppare vaccini e produrli in piena emergenza se non le imprese farmaceutiche? Altra questione, è se sia corretto lasciar totalmente in mano privata la gestione delle pandemie che si ripresentassero post Covid. In questa valutazione rientra anche una revisione della normativa sui brevetti o quantomeno l’individuazione di meccanismi di deroga più rapidi e percorribili di quelli già attualmente previsti”.

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