Cashless, nel quinquennio 2021-2025 pagamenti elettronici aumenteranno del +12,7% all’anno

(Teleborsa) – L’introduzione delle misure del Piano “Italia Cashless” e la pandemia Covid-19 hanno modificato il contesto di riferimento, determinando un’accelerazione del trend di digitalizzazione dei pagamenti. Nel 2020 si stima che il valore delle transazioni con strumenti di pagamento cashless si ridurra` solo del 2% rispetto al -11,8% registrato nei consumi, con un tasso medio annuo di crescita che raggiungera` il +12,7% nel quinquennio 2021-2025, a fronte del +10,1% del periodo 2015-2019. È quanto emerge dal Rapporto 2021 della sesta edizione della Community Cashless Society. Fondata dal think tank privato italiano The European House – Ambrosetti la Community raccoglie alcuni tra i principali attori della filiera dei pagamenti: ne sono main partner CBI, Edenred, Enel X, Intesa Sanpaolo, Mastercard, Nexi, PostePay, TeamSystem, TelepassPay, UniCredit e Visa, e Partner Argentea, BPER Banca, CRIF, Diners Club Italia, Euronics, ING, Mercury Payments Services, Mooney, PayPal, Pax Italia, Plick PayDo, SIA e TAS Group.

Un importante protagonista del cambiamento nelle abitudini di consumo – secondo l’analisi – e` l’e-commerce, il cui valore e` stimato in crescita del 12,1% nel 2020, con prospettiva di superare i 100 miliardi di euro nel 2025 (a fronte dei 35,6 miliardi di euro del 2019). L’e-commerce – sottolinea il Rapporto – agisce da volano per i pagamenti cashless: infatti, se nel 2015 il valore del transato e-commerce era pari al 9,3% del valore delle transazioni con carte di pagamento elettroniche, tale quota raggiungera` il 24% nel 2025.

Dalla survey realizzata dalla Community Cashless Society per fotografare come siano cambiate le abitudini di consumo tra gli italiani emerge che la percentuale di cittadini che preferirebbe utilizzare le carte o strumenti di pagamento cashless rispetto al contante e` aumentata significativamente nell’ultimo anno, passando dal 59,7% nel 2020 al 75,5% nel 2021. Il 67% degli italiani ha aumentato l’utilizzo di strumenti di pagamento cashless negli ultimi mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Rapporto rileva l’effetto piu` evidente tra i giovani, dove il 78,1% delle persone tra i 18-24 anni e il 73,7% dei cittadini tra i 25-30 anni dichiara di aver utilizzato maggiormente le carte o gli smartphone per i pagamenti.

Il 70% degli italiani dichiara che il “Cashback” di Stato, una delle misure chiave del Piano “Italia Cashless”, ha spinto ad un utilizzo piu` frequente dei mezzi di pagamento elettronici e il 39% dichiara che cio` ha determinato anche un impatto sull’aumento dei propri consumi. Numeri che evidenziano, da un lato, l’efficacia della misura nell’avvicinare i cittadini agli strumenti di pagamento cashless e, dall’altro lato, a sostenere la dinamica dei consumi in un periodo di crisi come quello che sta attraversando il Paese. Secondo le stime di The European House – Ambrosetti, il “Cashback” di Stato attiva benefici che riguardano sia l’extra-gettito derivante dal supporto ai consumi, sia il recupero di sommerso e VAT gap che raggiungono i 9,2 miliardi di euro complessivi dalla sua introduzione fino al 2025. Tali benefici sono di tipo diretto dal 2020 al 2022 e di tipo indiretto – ovvero derivanti da comportamenti virtuosi abilitati dalla misura – negli anni successivi.

Le proposte d’azione 2021 della Community Cashless Society riguardano 5 ambiti principali: potenziare e monitorare il Piano “Italia Cashless”; rendere la P.A. cashless friendly; sostenere l’innovazione della filiera attraverso lo sviluppo del paradigma di open finance; potenziare i pagamenti cashless in ambiti che riguardano la quotidianita` dei cittadini, come il trasporto pubblico locale e i fringe benefit; e promuovere una “cultura cashless” tra i cittadini. Tali proposte – spiega il Rapporto – hanno l’obiettivo di integrare e potenziare il Piano “Italia Cashless”, anche alla luce delle evidenze dell’Osservatorio della Community che mostrano come il Paese abbia ancora molta strada da fare per raggiungere la cashless society. L’Italia – si legge nel documento – rimane, infatti, un’economia cash-based e tra le 35 peggiori economie al mondo per incidenza del contante su PIL (pari al 11,8%) nel Cash Intensity Index. Nel confronto internazionale, con un punteggio medio di 3,60 su 10 registrato nel Cashless Society Index, l’Italia resta ferma, per il quarto anno consecutivo, in 23esima posizione su 28 Paesi Ue. Il divario dell’Italia dai best performer europei e` riconducibile anche a una forte disomogeneita` su base territoriale: il Regional Cashless Index vede confermarsi in prima posizione la Lombardia, con un divario che si riduce di 4 punti percentuali rispetto alla Basilicata, ultima a livello regionale. Si mantengono piu` marcati, invece, i divari tra le Citta` Metropolitane, misurate dal Metropolitan Cities Cashless Index: Milano, prima in classifica, ha un punteggio 2,5 volte superiore rispetto a Bari, ultima in classifica.

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