Le case costano meno, tranne che in Italia – Dati a confronto: per comprare conviene aspettare

Dati a confronto: per comprare conviene aspettare


Al momento conviene prendere casa in America, in futuro chissà.
Sono queste le indicazioni che si possono trarre dalla lettura di due documenti usciti contemporaneamente: la nuova “Congiuntura Flash” di Confindustria e l’ultimo bollettino mensile della Bce.

Il centro studi dell’associazione degli imprenditori riporta che negli Usa, a gennaio, il calo dei prezzi immobiliari è stato del 7,7% e, secondo alcuni esperti, il trend potrebbe concludersi con svalutazioni del 50%.

Secondo il Csc le vendite di case nuove a dicembre 2007 contro l’anno prima sono calate del 40,7%. Meno 22% per le case esistenti. I mesi necessari per smaltire gli stock di nuove abitazioni sono saliti a 9,6.

I potenziali acquirenti sono indotti al rinvio in attesa di prezzi sempre più abbordabili.
La conferma arriva dal fatto che, sebbene ancora inferiore ai livelli medi del periodo 1993-2004, l’affordability index a dicembre si è attestato a 122, al di sopra della media degli ultimi tre anni (109,9), “grazie al calo dei prezzi, alla discesa dei tassi sui mutui e all’aumento dei redditi”.

Molti si chiedono se e quando l’onda lunga che arriva dall’America toccherà le sponde italiane, dove chi compra casa non registra ancora sostanziali cali dei prezzi e miglioramenti delle condizioni dei mutui.

La Bce registra un calo generalizzato nell’area euro ma aggiunge che in Italia, Paesi Bassi e Austria “gli incrementi dei prezzi delle abitazioni nel 2007 sono rimasti in linea con quelli registrati nel 2006”. Si parla di un +6,6% nel primo semestre 2007, a fronte di un incremento del 6,7% registrato nel 2006.

In generale, prosegue la Bce, gli andamenti recenti dei prezzi degli immobili residenziali in Europa “hanno rispecchiato principalmente un calo della domanda di abitazioni”.
Più forti i cali nei Paesi che avevano avuto aumenti più consistenti, come Irlanda, Spagna, Francia e Malta.

Secondo Bankitalia, le prime avvisaglie del rallentamento sono invece arrivate anche in Italia.
L’ammontare totale dei mutui erogati alle famiglie italiane, in dicembre, risultava in calo di 3 miliardi di euro, passando a 261 miliardi dai 264 del mese precedente. Un segnale che conferma come il settore del credito stia conoscendo un rallentamento, dopo una corsa ininterrotta durata 8 anni.

In parallelo, rallenta l’immobiliare. Tecnocasa ha registrato un allungamento dei tempi medi di vendita delle case, intorno ai 135 giorni, rispetto ai 118 di sei mesi fa. Il mese di gennaio ha inoltre sancito la riduzione dell’importo che le famiglie chiedono per finanziare l’acquisto della propria abitazione: ora in media sotto i 130mila euro, rispetto 136mila del primo semestre dello scorso anno.

Purtroppo però i tassi aumentano e il finanziamento diventa più oneroso: secondo Mutui online, per un mutuo di 100mila euro da restituire in vent’anni destinato all’acquisto di una casa dal valore di 200mila, con tasso fisso si verserà una rata di 684 euro; con quello variabile la spesa sarà di 657 euro.

Insomma, gli italiani aspettano a comprare casa, sperando che il rallentamento della domanda porti condizioni più vantaggiose.
Intanto l’Agenzia del Territorio ha censito per l’Italia 30 milioni di abitazioni. A queste vanno aggiunte altrettante costruzioni, che vanno dai box auto ai capannoni industriali, per un totale esatto di 60.840.205 unità immobiliari. Praticamente è come se ogni italiano possedesse 1,08 immobili.

Per quanto riguarda il valore medio di mercato delle case, si scopre che Firenze è al top con 384.000 euro, mentre ultima in classifica è Catania dove un immobile residenziale costa in media 159.000 euro.

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