Case: il mercato tiene, nonostante il crollo dei mutui

Secondo Tecnocasa i prezzi dovrebbero restare stabili. Anche se resta la minaccia del credit crunch

Secondo il centro studi del gruppo Tecnocasa, il mercato immobiliare dovrebbe restare sostanzialmente invariato. Dunque il mercato sembra tenere – anche se per molti queste previsioni sono azzardate – nonostante il crollo dell’erogazione dei mutui da parte delle banche e l’accresciuta pressione fiscale sul mattone.

Secondo Tecnocasa, l’incertezza del quadro economico, “rende difficile effettuare delle previsioni”, ma è probabile che i prezzi resteranno sostanzialmente stabili, con alcune realtà ancora in leggera flessione: a livello nazionale, nelle grandi città, l’oscillazione dei prezzi sarà tra -1% e +1%. E sul mercato immobiliare, si potrebbero riscontrare ancora difficoltà legate all’accesso al credito e alla certezza di conservare il posto di lavoro. Le dinamiche immobiliari delle grandi città potrebbero essere migliori rispetto alle realtà dell’hinterland, così come quelle del Nord e del Centro Italia rispetto a quelle del Sud Italia.

Resta comunque a minacciare la tenuta del mercato il cosiddetto credit crunch. Come denuncia l’Adusbef. Secondo l’associazione dei consumatori, gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti dei prestiti e se li aprono, lo fanno a prezzi altissimi. Il governo Monti “ha il dovere di intervenire” contro la stretta del credito. Afferma in una nota Elio Lannutti, presidente di Adusbef, commentando il balzo dei prestiti alle banche italiane concessi dalla Bce, passati a 209,9 miliardi di euro. L’esecutivo deve intervenire “sia per eliminare l’obbligo di costose polizze di decine di migliaia di euro – spiega Lannutti – che si configura come un’estorsione a carico dei mutuatari che non hanno alcuna possibilità di scelta se vogliono contrarre un mutuo, sia per monitorare la gravissima restrizione creditizia, in gergo denominata credit crunch, per aiutare le imprese in crisi di liquidità ad uscire dall’impasse”. Secondo Lannutti, “non è più tollerabile, che il sistema bancario italiano, beneficato di ben 209 miliardi di prestiti da parte della Bce al tasso di favore dell’1% con la causale di metterlo in circolazione ed erogarlo ai richiedenti per far ripartire l’economia dopo rigorose istruttorie di meritorietà di credito, trattenga questa ingente massa monetaria, parcheggiandola alla stessa Bce, per evitare di assumere rischi connessi all’attività bancaria”.

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