Carte di credito clonate, rimborso obbligatorio. Come richiederlo

A cosa stare attenti e come chiedere un rimborso obbligatorio alla propria banca

La Legge per TuttiOltre il 20% in più di carte di credito clonate nell’ultimo anno, un incremento che genera preoccupazione e che fa comprendere come di fatto sia a rischio chiunque abbia un conto corrente con una carta di credito collegata. Sì perché non sono solo i tanto temuti acquisti su internet che causano problemi, spesso il modo migliore per recuperare i dati della carta e clonarla sono gli specchietti e le telecamere posizionati sugli ATM, manomissioni alle tastiere e così via.

Il Tribunale di Lecce tuttavia ha stabilito da ultimo che è obbligatorio il rimborso. Vediamo il caso di specie.

RIMBORSO OBBLIGATORIO: IL CASO DI SPECIE
Il rimborso della truffa con carta di credito è obbligatoria. Il Tribunale di Lecce ha difatti emesso lo scorso 11 marzo una sentenza che è destinata a segnare un punto su questa tematica. Vediamo il caso di specie.

Un impiegato pugliese nell’estate del 2010 aveva notato che sul suo conto c’era un ammanco pari a 1570 euro. Da controlli successivi emergeva che il prelievo era avvenuto in Regioni del Nord Italia con una carta con modalità “revolving”. La denuncia verso ignoti effettuata dall’impiegato e il blocco della carta avevano sancito il disconoscimento delle operazioni. Tuttavia l’Istituto aveva previsto comunque il pagamento dell’importo da parte del cliente e considerato il mancato versamento lo aveva indicato come cattivo pagatore alla centrale rischi. Una segnalazione che come è noto genera in capo al soggetto numerosi problemi che vanno ben al di là del caso di specie.

Il Tribunale di Lecce ha dichiarato illegittimo e al contempo immotivato il comportamento operato dall’istituto bancario, che non avendo affatto considerato la possibilità che effettivamente la carta, come dichiarato dal cliente, fosse stata clonata ha ritenuto il cliente colpevole di mancato pagamento.
Il tribunale ha inoltre dimostrato che la banca non aveva affatto preso tutti i provvedimenti necessari a neutralizzare le truffe, dunque il cliente aveva ricevuto un danno a causa della mancanza di perizia dell’istituto.
La banca è stata condannata a risarcire il cliente per 3mila euro, sia a titolo di rimborso del discredito subito personalmente, sia a titolo di indennizzo per l’estromissione dal mercato del credito e il pagamento delle spese legali.

Se vuoi sapere di più su come ricorrere contro la tua banca, consulta anche il nostro approfondimento “Cos’è l’arbitrato bancario: uno strumento conveniente per il cliente

CLONAZIONE: LA PROVA E’ A CARICO DELLA BANCA
Nei casi di clonazione delle carte di pagamento, dunque, l’istituto ha l’onere di dimostrare che ha esperito tute le operazioni necessarie ad evitare il nocumento del cliente, altrimenti esso viene ritenuto responsabile ed è tenuto al rimborso di quanto sottratto.
In secondo luogo la sentenza sottolinea come la comunicazione al registro dei cattivi pagatori, generando un danno in termini di discredito e di esclusione del cliente dal mercato creditizio deve essere ponderata e non può essere determinata solo da un ritardo nel pagamento.

CARTE CLONATE: A COSA FARE ATTENZIONE
Per evitare la clonazione della propria carta, o meglio, per provare a ridurne il rischio, è fondamentale prestare attenzione non solo – come abbiamo accennato – al livello di sicurezza dei pagamenti online, controllando che ci sia sempre l’https nella parte iniziale dell’url (ovvero l’indirizzo web), ma anche prestare attenzione agli ATM (gli sportelli bancomat), che non devono mostrare segni di manomissione. Nel momento della digitazione del PIN, ad esempio, un semplice metodo per mettersi al riparo dalle telecamere è coprire il movimento, in modo da non rendere intellegibile la combinazione.

Infine un’attenzione particolare dovrebbe essere tenuta per le carte contactless, ovvero quelle carte per le quali, per importi bassi, non è necessario digitare il PIN. In quella frazione di secondo con la quale i due sistemi di pagamento e ricezione del pagamento vengono in contatto, si potrebbero verificare passaggi di dati non consentiti.

La prima e fondamentale regola, con la quale dunque chiudiamo questi pochi semplici consigli, è, banalmente, di controllare sempre i movimenti, perché se ci sono movimenti sospetti basterà chiedere alla centrale antitruffa del proprio istituto per avere un disconoscimento della spesa e verosimilmente, nell’arco di pochi giorni un rimborso (posto che si riesca a dimostrare che la spesa non ci appartiene). Da questo punto di vista, la legge, come abbiamo visto, ci tutela.

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