Il caro benzina costerà un punto di Pil

L’inflazione, il rialzo de costo del denaro minacciano la ripresa. E l’occupazione continua a peggiorare

La crescita dei prezzi petroliferi, l’aumento dei tassi di interesse nella zona euro e il conseguente rafforzamento della moneta unica sono i protagonisti della possibile frenata dell’economia italiana, stimata in un punto di Pil in meno nel biennio 2011-2012, con un impatto maggiore l’anno prossimo.

È lo scenario prefigurato da Congiuntura flash, analisi mensile del centro studi Confindustria, che sottolinea la lentezza, superiore al previsto, della crescita nel primo scorcio dell’anno. Sull’economia italiana pesa inevitabilmente uno “scenario globale plasmato da forze nuove e contrastanti”, in cui la spinta positiva viene soprattutto dal commercio mondiale che dovrebbe aumentare dell’8% sia quest’anno sia il prossimo (1,5% in più rispetto a quanto previsto) tenendo in considerazione l’impatto della catastrofe in Giappone (lo 0,5%).

La crescita deve scontare l’aumento del prezzo del petrolio (+ 52,1% da giugno) causato dalle crisi politiche esplose nei paesi arabi. Il caro greggio – sottolinea il centro studi – e gli aumenti delle altre materie prime, insieme a tassi d’interesse più alti, “penalizza il potere d’acquisto delle famiglie e frena le decisioni d’acquisto”. Naturalmente la stabilizzazione politica di quei paesi potrebbero segnare un’inversione di tendenza sia sul fronte del greggio sia nel caso in cui la Bce non varasse aumenti seriali del costo del denaro, calmierando anche il cambio.

Il panorama disegnato no può che portare alla conferma della debolezza della domanda interna, dunque a una ripresa asfittica, solo in parte compensata dalle esportazioni, grazie alla crescita del commercio mondiale che a gennaio ha segnato un aumento dell’1,3% su dicembre.

Gli indici di fiducia “anticipano tendenze deboli” sia per gli investimenti in macchine e attrezzature (+ 0,3% tra le imprese produttrici di beni di investimento nel primo bimestre sul precedente) sia perle costruzioni (fiducia e ordini peggiorati). È basso l’utilizzo della capacità produttiva (72%) e scende la redditività nel manifatturiero.
Secondo Confindustria pesano ancora sull’industria numerosi problemi:
– l’elevato costo del denaro;
– la debolezza della domanda interna;
– l’erogazione del credito ancora difficile.
Con preoccupanti risolti sull’occupazione che ha continuato a diminuire anche nei primi mesi del 2011 e non è ripartita neppure nei servizi privati.

Il caro benzina costerà un punto di Pil