Acqua sempre più salata: il servizio idrico è aumentato del 25% in 5 anni

Dal dossier di Cittadinanzattiva i rincari dell'acqua nelle città italiane. Record di Lecco con il 126% e nei capoluoghi toscani. La dispersione idrica tocca il 32%. Cittadini in piazza per il 'referendum tradito'

L’acqua è sempre più salata. Il primato dei rincari spetta alla cittadina di Lecco, con il 126% in più, seguita da Benevento (+79,8%) e Massa e Carrara (+64,3%), Aosta (+57,1%), Lodi (+56,5%), Viterbo (+53,1%), Parma (+52,5%), Macerata (+52,2%), Pordenone (+51,1%). Altre sei città si attestano sopra il 50%, mentre ben 30 superano il 30%.

E’ quanto emerge dall’indagine svolta dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, realizzata in tutti i capoluoghi di provincia italiani, relativamente all’anno 2011.
I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua e sono comprensivi di Iva al 10%. Dall’indagine effettuata si ricava un costo medio dell’acqua di 0,779 euro al metro cubo (+5,3% rispetto al 2010 e +20,4 rispetto al 2007), cui si somma il canone di depurazione e fognatura con 0,614 euro al metro cubo, la quota fissa che ha un costo medio di 22 euro/annui.

Care, fresche e dolci acque… proprio la Toscana, con ben 7 città tra le prime 10 più care, si conferma la regione con le tariffe mediamente più alte (431€). Costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche nelle Marche (379€), in Umbria (371€), in Emilia Romagna (369€), conferendo alle regioni centrali il primato delle tariffe più elevate.

 

Le 10 città in cui il servizio idrico integrato costa di più (Importi comprensivi di Iva, anno 2011)
Città
Spesa annua 2011 Variazione 2010/11 2007/11
Firenze € 474 +5,2%  +34,6%
Pistoia € 474 +5,2% +34,6%
Prato € 474 +5,2% +34,6%
Arezzo € 465 +6,5% +28,1%
Grosseto € 457 +8,3% +39,1%
Siena € 457 +8,3% +39,1%
Pesaro € 453 +18,4% +38,4%
Urbino € 453 +7,0% +38,8%
Livorno € 447 +7,0% +28,1%
Agrigento € 445 +0,0% +0,0%

Nell’indagine di Cittadinanzattiva emergono anche le contraddizioni del servizio idrico nel nostro Paese, rivelate dai dati sulla dispersione idrica forniti da Legambiente.
In Italia, infatti, in media il 32% dell’acqua immessa nelle tubature nel 2010 (per tutti gli usi) va persa. Questo significa che affinché siano erogati 100 litri d’acqua è necessario prelevarne 132.

E’ evidente come il problema sia particolarmente accentuato nelle aree meridionali del Paese, che
presentano percentuali di perdite ben al di sopra della media nazionale, con punte del 65% nel Molise, del 57% in Basilicata, del 44% in Calabria e in Sardegna.
E la manutenzione della rete? Inesistente o quasi risponde il dossier: rispetto al 2007, su 88 città prese in esame la dispersione idrica è aumentata in ben 47! Cosenza (73%), Campobasso (65%) e Latina (62%) le città colabrodo, seguite da altre 9 in cui almeno la metà dell’acqua immessa va persa: Pescara, Avellino, Trieste, Grosseto, Potenza, Catania, L’Aquila, Gorizia, Siracusa. Tra queste 12 città, solo a L’Aquila la dispersione rispetto a 5 anni fa è in diminuzione, per le altre la situazione è stabile o addirittura peggiorata.

E mentre le tariffe salgono e le emoragie della rete idrica restano incurate, il popolo dell’acqua, torna a manifestare a Roma, denunciando il referendum “tradito“. Da nord a sud, infatti, provvedimenti nazionali e norme locali si oppongono a quanto stabilito dai quesiti di giugno e “ad oggi – si legge sul Forum italiano dei movimenti per l’acqua – nessun gestore ha eliminato come avrebbe dovuto, secondo l’esito elettorale, la mercificazione dell’acqua pubblica“. (Eccezion fatta per Napoli, dove la giunta del Sindaco ha trasformato la Arin Spa, cui era affidata la gestione degli acquedotti, in una società di diritto pubblico).

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