Canone Rai, tasse, Fornero: quanto costano davvero le promesse elettorali

Gli slogan da campagna elettorale e le coperture finanziare, non a caso mai citate dai protagonisti

Passate le Feste, la campagna elettorale per le Elezioni Politiche di marzo entra nel vivo. Al solito roboanti le promesse, quasi tutte di natura fiscale e/o pensionistica, mentre nessuno accenna a come reperire le risorse per le promesse di cui sopra. Dall’abolizione della riforma Fornero alla cancellazione delle tasse universitarie, passando per il reddito di cittadinanza e il Canone Rai, ne abbiamo già sentite parecchie. Al di là delle critiche di merito, gli interventi prospettati hanno dei costi; alcuni abbordabili per i conti pubblici, altri decisamente meno. Vediamoli nel dettaglio.

LA RIFORMA FORNERO – Introdotta a fine 2011 dall’allora ministro del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero, per mettere in sicurezza i conti pubblici nel pieno della crisi e della corsa dello spread, la riforma ha inasprito le revisioni del sistema pensionistico precedenti. L’abolizione promessa da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia avrebbe però oneri elevati per il bilancio pubblico: secondo la Ragioneria generale dello Stato costerebbe 350 miliardi di euro cumulati fino al 2060; solo nel decennio 2020-30 i minori risparmi sarebbero di circa un punto di pil ogni anno, cioè 17 miliardi di euro. Cancellarla “sarebbe un gravissimo errore”, “è uno dei pilastri del sistema pensionistico italiano e della sostenibilità finanziaria del Paese”, ha sottolineato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E in effetti nè Matteo Salvini, nè Silvio Berlusconi nè Giorgia Meloni hanno mai illustrato, conti alla mano, come intervenire in merito. Senza scordare che Berlusconi e la Meloni, questa riforma, la votarono in Parlamento.

IL CANONE RAI – Di ben più basso impatto per l’Erario ma con una forte presa nazional-popolare è invece la cancellazione del canone Rai, che nel 2016 ha assicurato un gettito di 2,1 mld di euro. Ciclicamente sventolato dai partiti come slogan pre-elettorale dal facile appeal, la tassa sulla televisione è oggi uno dei cavalli di battaglia dell’ex premier Matteo Renzi. Il quale però, appena due anni fa, ne ha modificato la riscossione introducendo il pagamento con la bolletta elettrica. Sul piano puramente politico, passare da “pagare meno per pagare tutti” ad “aboliamo il Canone” sembra decisamente poco credibile.

TASSE UNIVERSITARIE – Altra promessa elettorale protagonista del dibattito è la cancellazione delle tasse universitarie, che costerebbe 1,7 miliardi di euro e interesserebbe circa un milione di studenti. Il risparmio medio sarebbe, quindi, di 1.700 euro a iscritto. In totale a frequentare gli atenei italiani sono 1,6 milioni di persone ma, grazie agli sconti introdotti dalla legge di bilancio 2017 e alle misure dei singoli atenei, si stima che oltre un terzo degli iscritti già non paghi le tasse. In particolare nell’ultimo anno accademico è stata introdotta una no tax area, per chi ha un reddito Isee al di sotto dei 13.000 euro, mentre per i redditi fino a 30.000 euro sono previsti degli sconti. In aggiunta diverse università hanno deciso di estendere la platea interessata dalle agevolazioni, portando la soglia anche fino a 23.000 euro. La nuova misura andrebbe quindi a interessare il resto della platea, cioè coloro che hanno un reddito Isee superiore alle quote fissate dallo Stato o dell’ateneo. La critica principale che viene rivolta al leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, che ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie, è proprio quella di proporre una misura poco di sinistra, in quanto non rispetta il principio di progressività del contributo fiscale, richiesto ai contribuenti a seconda della ricchezza.

IL REDDITO DI CITTADINANZA – I partiti di Centrodestra provano, Forza Italia in primis, a salire sul treno del reddito di cittadinanza, da anni cavallo di battaglia del M5S. La proposta dei grillini, per tempistica e per insistenza, appare dunque decisamente più credibile. Ma anche qui, l’indicazione delle coperture finanziarie ad una misura che costerebbe tra i 15 e i 20 milioni l’anno manca, al di là di non meglio specificati “tagli alle spese militari” e altri slogan.

In collaborazione con Adnkronos

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