Cannabis light: un settore da 10mila addetti, giro d’affari di 150 milioni

La minaccia di Salvini di far chiudere i negozi di cannabis light ha messo in agitazione un settore in forte espansione

Il ministro degli Interni Matteo Salvini ha minacciato di chiudere i negozi di cannabis light, quella cioè a basso contenuto di thc, mettendo in agitazione un settore che, come riporta l’agenzia Radiocor, conta 1.000 negozi in Italia, 800 partite Iva agricole specializzate, 1.500 nuove aziende di trasformazione e distribuzione e un totale di 10mila addetti che generano un volume d’affari di 150 milioni di euro.

Salvini ha dichiarato di voler “chiudere ad uno a uno tutti i presunti negozi turistici di cannabis” e il danno potenziale derivante da una eventuale chiusura si riflette sulle stime future. Per il 2021 il giro di affari previsto su scala europea è di 36 miliardi di euro, visto il crescente interesse da parte di vari settori tra cui farmaceutica, cosmesi, alimentare, packaging, edilizia e design. Nel 2018 in Italia sono stati 2500 gli ettari coltivati a canapa e la previsione è quella di chiudere l’anno con un raddoppio delle superfici.

“Il comparto della canapa industriale non ha nulla a che vedere con gli stupefacenti, o con gli aspetti ludici della cannabis. Le esternazioni di alcuni politici, poco informati, stanno arrecando danni incommensurabili al settore e minando il suo sviluppo” ha detto Stefano Zanda, direttore del Consorzio nazionale per la tutela della canapa industriale.

“Prendiamo le distanze – ha proseguito Zanda- da eventuali comportamenti fuori legge di alcuni negozianti. Chiediamo però il massimo rispetto per il settore, composto da moltissimi professionisti e aziende serie. Il Governo dovrebbe essere lungimirante e non perdere tempo per regolamentare il comparto, dando dignità e la stabilità necessaria alle imprese, per affrontare e attrarre gli investimenti necessari allo sviluppo”.

A mettere un freno alle intenzioni di Salvini ci ha pensato il presidente del Consiglio, Conte: “Io ho un’agenda molto fitta, non me la stravolgete, e la chiusura dei negozi di cannabis light non è all’ordine del giorno”.

A cui è seguita la direttiva, che non prevede chiusure generalizzate, ma sollecita le questure a monitorare i requisiti delle rivendite sotto tutti i punti di vista. Un attento monitoraggio degli shop, una stretta sui controlli, verificando che non siano messe in vendita le “infiorescenze”, in “quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente”, evidenziando che l’obiettivo è la tutela della salute e dell’ordine pubblico.

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