Cambia la mappa della povertà in Italia, Brescia e Rimini ai primi posti

La soglia media della povertà in Italia è di 9.900 euro all'anno. Ma le città più a rischio si trovano al Nord. Colpa del rapporto stipendi/costo della vita. O dell'evasione

Parafrasando il titolo di un famoso romanzo si potrebbe dire che “Cristo si è fermato a Brescia“. Stando alle ultime rilevazioni sui redditi e i consumi in Italia la povertà si sta spostando sempre più al nord. Brescia, Rimini, Verbania, Massa, Carrara appaiono nelle prime 10 posizioni nella classifica delle città più esposte al rischio povertà, cioè che presentano il maggior numero di soggetti con reddito inferiore alla soglia di povertà.

Come si misura la povertà

E’ il risultato sorprendente di una ricerca effettuata dal centro Studi Sintesi di Venezia. L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore a una determinata soglia critica. Una soglia variabile da comune a comune, in base ad alcuni parametri quali:

  livelli di spesa per consumi delle famiglie,
  dimensione del nucleo familiare medio,
  numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare.

In base a questi parametri la soglia media di povertà locale è di 9.893 euro all’anno. Per contro, il reddito medio si attesta a 26.434 euro. Tra i 117 capoluoghi di provincia nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia.

E’ Barletta, capoluogo di una delle ultime nate tra le province italiane, il comune che vince il triste primato di città più esposta al rischio povertà, in quanto il 30,4% dei suoi oltre 90mila abitanti presenta un livello di reddito inferiore alla soglia di povertà locale. Segue Villacidro, piccola realtà della provincia di Medio Campidano in Sardegna, con una quota di potenziali “poveri” del 26,1%.

Povero Nord

Ma le vere sorprese cominciano dalla 3a posizione occupata da Rimini, con una quota di contribuenti con reddito al di sotto della soglia del 25,1%. Il capoluogo romagnolo, a causa della forte vocazione turistica, ha un costo della vita elevato che di fatto fa innalzare la soglia di povertà. Per contro, il reddito medio è di circa 4.600 euro più basso della media nazionale per la presenza di numerosi lavoratori stagionali, che normalmente hanno redditi più bassi.

Dopo Rimini nella parte alta della graduatoria troviamo molte città del nord e del centro Italia: Massa è 4a con il 20,8% dei contribuenti “a rischio”, Brescia è 5a (20,0%), Verbania è 7a (19,4%), Fermo è 8a (19,3%) e Carrara è 9a (19,2%).

E riserva qualche sorpresa anche l’altro capo della classifica dove si collocano i comuni a minor rischio povertà. Le percentuali più basse di contribuenti al di sotto della soglia di povertà locale si registrano soprattutto nelle città del Mezzogiorno. La graduatoria si chiude infatti con Avellino (7,0%), Potenza (7,4%), Matera (8,0%) e Caserta (8,6%).

Tra le grandi città, Torino (17,5%, 16° posto) risulta in una situazione più rischiosa di Napoli (16,3%, 34°), Roma (12,9%, 80°) sembra stare molto meglio di Milano (17,5%, 17°) e Genova (14,4%, 54°) meglio di Venezia (16,8%, 25°).

Piccola nota conclusiva: il dato di riferimento sono i redditi dichiarati. Che in Italia, si sa, non sempre corrispondono a quelli effettivi. Nello stilare la classifica andrebbe cioè calcolato l’incalcolabile: il peso dell’evasione fiscale. (A.D.M.)

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