Calcio italiano, la bolla delle plusvalenze si gonfia ancora

E' aumentata da 749 a 777 milioni di euro per l'intero calcio professionistico (serie A, B e C) nella stagione sportiva chiusa al 30 giugno 2018

Si scrive plusvalenza, si legge salvabilanci:  l’esplosione di questa voce nei conti economici delle società italiane è ormai sempre più evidente. Un fenomeno, tenuto sotto controllo fino al 2015,  che nell’ultimo periodo ha letteralmente cominciato a galoppare. 

Ma facciamo un passo indietro ricorrendo all’oggettività sacra dei numeri: nella stagione 2014-2015 le plusvalenze totali del calciomercato in serie A erano pari a 331,7 milioni (al lordo di 27 milioni di minusvalenze), nel 2015-2016 erano salite a 376 milioni (35 milioni di minusvalenze). Poi sono esplose, quasi raddoppiate: 693,4 milioni nel 2016-2017 e 713,1 nel 2017-2018.  

 

Il grande balzo è avvenuto nell’estate della cessione di Pogba al Manchester United che ha di fatto aperto l’era delle maxi plusvalenze,  diventata per molti, allo stato attuale, una bolla contabile sul punto di esplodere.  

La bolla costituita dalle plusvalenze del calciomercato è infatti aumentata da 749 a 777 milioni di euro per l’intero calcio professionistico (serie A, B e C) nella stagione sportiva chiusa al 30 giugno 2018. È in grandissima parte costituita dalla serie A, nella quale le plusvalenze sono aumentate da 693,4 a 713,1 milioni (pari al 91,8% del totale), una cifra “monstre”. 

 

L’aumento esponenziale delle plusvalenze con le quali spesso si coprono le perdite di gestione gonfia anche i costi nei bilanci, attraverso l’incremento degli ammortamenti sui diritti dei calciatori. Con gli ammortamenti viene spesato in più anni il costo dei cartellini.

 

IL GIGANTE D’ARGILLA – Tradotto: il calcio italiano è un castello dalle fondamenta molto fragili, seduto su una vera e propria bomba a orologeria pronta a esplodere.

 

ReportCalcio 2019  -A scattare la fotografia dei bilanci del calcio ci ha pensato il ReportCalcio 2019, il nono studio annuale sul mondo del pallone, curato dall’ufficio studi della Figc in collaborazione con l’Arel di Enrico Letta e con PricewaterhouseCoopers (PwC), riferito alla stagione sportiva che si è chiusa il 30 giugno 2018 e presentato  al Senato, alla presenza del Presidente Figc Gabriele Gravina e del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

Ricavi a segno più – I ricavi del calcio italiano continuano in ogni caso a crescere: il valore della produzione dei tre campionati professionistici nella stagione 2017-18 ha infatti superato per la prima volta i 3,5 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

 

Per la serie A il valore della produzione è aumentato del 5,7% e per la prima volta è superiore ai 3 miliardi, ma ilgap tra grandi e piccole squadre in serie A è ancora troppo marcato, con oltre la metà di questa cifra (54%) generato da soli 5 club: Juventus, Inter, Roma, Milan e Napoli. Le ultime cinque società della massima serie per fatturato contribuiscono soltanto per il 7% del totale dei ricavi del campionato. Il divario si amplia ulteriormente guardando ai costi della produzione, con i primi 5 club che coprono il 56% del totale.

 

“Se è vero che crescono i ricavi, ancora di più crescono i costi e in particolare quelli riconducibili al costo del lavoro (+5,9%) e ad ammortamenti e svalutazioni (+11,7%)”, sottolinea Andrea Samaja, senior partner di Pwc che in collaborazione con Arel ha realizzato la nona edizione di “ReportCalcio”.  “In particolare – prosegue l’esperto di Pwc – dopo 3 stagioni nelle quali il calcio professionistico aveva registrato un miglioramento delle performance economiche, nel corso della stagione 2017-2018 il risultato netto è significativamente peggiorato segnando un -37,8%”.

 

Sotto il punto di vista finanziario non c’è da stare allegri. Anzi: la situazione del calcio italiano resta critica con un indebitamento in continuo aumento e un livello complessivo che arriva a 4,27 miliardi (3,9 miliardi per la sola serie A).

 

Calcio femminile, tesserate aumentate del 39 per cento – Positivo, invece, il trend che riguarda il calcio femminile, che cresce senza sosta. Negli ultimi 10 anni le calciatrici tesserate sono aumentate del 39,3% passando da 19.000 a 26.000.

 

Figc: il calcio paga 1,2 miliardi di tasse e contributi   – Viene anche sottolineato che il sistema calcio professionistico versa quasi 1,2 miliardi l’anno di contribuzione fiscale e previdenziale, “con un’incidenza del 70% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano”. Quest’anno nel rapporto viene calcolato, con un algoritmo, l’impatto socio-economico del calcio, che risulta pari nel 2017-2018 a circa 3,01 miliardi tra “risparmio economico generato dai benefici prodotti dal calcio”, “risparmio della spesa sanitaria”, “contributo diretto all’economia”. 

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