Busta arancione Inps: cos’è il tasso di sostituzione netto

La busta arancione dell'Istituto di Previdenza, in arrivo per 7 milioni di lavoratori, fornirà una stima della differenza tra ultima retribuzione e importo dell'assegno pensionistico

La cosiddetta “busta arancione” dell’INPS -dal colore che la Svezia scelse per la prima volta per le stesse missive negli anni ’90- sta arrivando nelle case degli italiani dalla metà di Aprile. Essa permette ai lavoratori di conoscere una stima della data di pensionamento e dell’ammontare dell’assegno previdenziale che percepiranno una volta lasciato il mondo del lavoro. Riceveranno la busta arancione tutti i lavoratori del settore privato, dipendenti e autonomi, che non sono ancora in possesso di un PIN dispositivo INPS per accedere ai servizi on line di simulazione della pensione, attivi dal 2015. È prevista nel corso dell’anno l’estensione dell’iniziativa anche ai dipendenti pubblici, che troveranno la propria busta arancione allegata alla busta paga.

La lettera si compone essenzialmente di tre documenti:
– l’estratto conto contributivo alla data corrente, che contiene l’insieme dei versamenti che risultano accreditati all’INPS al momento di emissione del prospetto;
– la stima dell’importo del primo assegno della pensione futura, che comprende la data di pensionamento, il valore del tasso di sostituzione netto e la stima dell’ultima retribuzione;
– i contributi futuri simulati, cioè una stima teorica dei versamenti futuri di contributi previdenziali basata sulla posizione lavorativa corrente.
Il parametro più importante della simulazione è il tasso di sostituzione netto. In parole semplici, esso è il rapporto tra la pensione e l’ultima retribuzione percepita dal lavoratore. Il tasso di sostituzione è calcolato su base annua e al netto della tassazione.

Tale indicatore è estremamente rilevante per il contribuente perché misura la variazione del tenore di vita che egli deve attendersi nel momento in cui cessa di lavorare. In altre parole, esso esprime la percentuale dell’ultima retribuzione percepita che sarà coperta dalla pensione: se ad esempio un lavoratore vede attribuirsi un tasso di sostituzione dell’80%, egli dovrà aspettarsi una diminuzione del 20% del proprio benessere che non sarà coperta dalla pensione. Il tasso di sostituzione è influenzato da grandezze riferite al singolo lavoratore, come l’anno e l’età in cui il lavoratore ha iniziato a versare i contributi previdenziali, eventuali interruzioni nel versamento degli stessi, nonché la variazione del reddito e l’aspettativa di vita e grandezze riferite all’economia nel suo complesso, quali la crescita del Prodotto Interno Lordo e dell’inflazione. Se ne deduce che i numeri della busta arancione sono da considerarsi con una certa cautela, in quanto le variabili appena descritte sono in continuo mutamento e le stime presentate potrebbero non rivelarsi corrette, soprattutto per i lavoratori la cui età pensionabile è ancora lontana.

In particolare, la busta arancione stima un tasso di crescita annua del PIL dell’ 1,5% -previsione abbastanza ottimistica, contando che per il 2016 la Commissione Europea indica il tasso di crescita atteso nella misura dell’1,1%- e di crescita della retribuzione del lavoratore della stessa entità. Quindi un lavoratore che condurrà una carriera “piatta”, vale a dire senza promozioni o aumento di stipendio, potrebbe aspettarsi un assegno previdenziale minore di quello previsto dalla lettera INPS. Per quanto concerne il piano individuale, invece, l’aspettativa di vita delle persone è destinata ad aumentare, l’età del pensionamento ad avvicinarsi e il lavoratore potrebbe trovarsi per un periodo senza lavoro e cioè senza possibilità di versare contributi, fattori che condurrebbero le stime al ribasso.

In conclusione, la stima sulla pensione calcolata oggi dall’INPS potrebbe alla lunga rivelarsi troppo ottimistica, ma non per questo bisogna screditarne valore ed importanza. Le variabili in gioco, infatti, sono tante e l’andamento delle stesse è molto difficile da prevedere. Sarebbe opportuno effettuare una revisione periodica di questi valori a fine di adattarli di volta in volta ai parametri reali. A tale proposito, occorre sottolineare che l’obiettivo dell’iniziativa delle buste arancioni è proprio quello di avvicinare i lavoratori non ancora digitalizzati al simulatore elettronico messo a disposizione dal portale INPS. La mia pensione -questo è il nome del servizio- permette, esattamente come la comunicazione cartacea, di ottenere una stima di data, importo e tasso di sostituzione relativi alla propria pensione, ma si differenzia da essa per la possibilità di vedere, in una chiave più dinamica, come cambia la previsione di questi parametri modificando il valore di una o più delle variabili individuali e macroeconomiche sopra citate.

Allargando ulteriormente lo sguardo sugli strumenti di simulazione, possiamo vedere chiaramente il loro fine ultimo: sensibilizzare il lavoratore a conoscere l’importo della propria pensione futura sulla base della situazione lavorativa corrente allo scopo di indurlo a compiere, per tempo e in totale consapevolezza, le scelte future di pianificazione previdenziale, cioè tutte quelle decisioni che riguardano la carriera, il risparmio e l’accantonamento del reddito volte a mantenere inalterato il tenore di vita dopo la cessazione dell’attività lavorativa. Uno strumento valido a quest’ultimo proposito è costituito dalla cosiddetta previdenza integrativa. In pratica il lavoratore accantona, tramite un fondo pensione, una quota del proprio reddito da lavoro presente potendo in tal modo usufruire di prestazioni pensionistiche future complementari a quelle erogate dagli enti previdenziali obbligatori.

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