Auto demolizioni, un business redditizio ed ecosostenibile – Tra pezzi di ricambio e rottami ferrosi si recupera circa l’80% del peso dei veicoli, si creano posti di lavoro e si offrono materie prime all’industria

Tra pezzi di ricambio e rottami ferrosi si recupera circa l'80% del peso dei veicoli, si creano posti di lavoro e si offrono materie prime all'industria

E’ boom delle demolizioni di auto.
Se in Italia, tra febbraio e ottobre, sono stati comprati 742mila veicoli con l’ecoincentivo, il 90% degli acquisti è legato a una contemporanea rottamazione della vecchia automobile.
Si rottamano soprattutto Euro 2 (46%) ed Euro1 (32%). Le cilindrate più dismesse sono tra i 1200 e i 1500 centimetri cubici (63%). A ottobre, le Regioni che hanno sfruttato di più il provvedimento ecologico sono state Lombardia (19mila), Emilia Romagna (10mila) e Piemonte ( 9mila).

Ma i rottami non sono inutili, perché diventano una fonte di pezzi di ricambio e materie prime e alimentano un indotto definito dal Sole 24 ore ecosostenibile“.

Ma cosa viene riutilizzato e secondo quali processi?

Per prima cosa si raccolgono i materiali pericolosi per la salute pubblica, come batterie esauste e oli minerali, che sono avviati al recupero presso consorzi specializzati.

Si passa quindi alle plastiche (i due paraurti anteriori, il serbatoio, i quattro pneumatici) e al vetro (ad esempio, il parabrezza).

Infine, si estraggono motori e parti meccaniche, che sono fonti di ferro e alluminio. Alcune parti servono come pezzi di ricambio.

Ciò che resta della macchina passa a questo punto alle presse meccaniche che lo trasformano in un cubo compresso. Inviato agli impianti di frantumazione, è poi reso poltiglia da un frantoio o mulino (shredder).

A questo punto, la componente metallica (ferro e alluminio) viene selezionata dai magneti e la parte residua viene convogliata a un sistema di separazione ad aria o a umido che ricava il proler, un rottame ferroso caratterizzato da un elevato grado di pulizia che arriva al 67-68% del peso della vettura e che è utilizzato come materia prima dalle acciaierie per alcuni prodotti, tipo i tondini.

Sui nastri trasportatori resta il “car fluff“: frammenti non metallici (per esempio, le plastiche delle guarnizioni, la cavetteria, residui dell’imbottitura dei sedili) e oggetti non ferrosi (rame e altri metalli).

Nel 2008 le vetture demolite sono state 1,3 milioni, per 135mila tonnellate di materiali recuperati. In crescita il riciclo di pneumatici (3mila tonnellate), plastica (899 tonnellate) e vetro (935 tonnellate).

I pezzi di ricambio riutilizzati e immessi sul mercato sono arrivati a 29mila tonnellate.

Attualmente si recupera circa l’80% del peso dei veicoli e si punta a un ulteriore 5% destinato alla produzione di energia. Il “car fluff“, infatti, può diventare anche un combustibile per la generazione di energia elettrica e calore.

Quanto ai profitti, i prezzi dei materiali sono in calo, ma la demolizione garantisce comunque un buon business: un anno fa il catalizzatore costava 90 euro, ma adesso è pagato anche 12 euro. E i rottami di ferro leggero costavano 240 euro per tonnellata, ora circa 40.

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