Burocrazia, la tassa occulta per le imprese, pesa 31 mld all’anno

La macchina amministrativa, i vari balzelli e gli oneri per le dichiarazioni: un conto che pesa 6.000 euro all'anno su ogni impresa e sfiora i due punti di Pil. In cinque anni 288 nuove norme fiscali

La burocrazia imposta dalla pubblica amministrazione è una vera e propria tassa occulta che costa alle imprese 31 miliardi di euro all’anno e che pesa su ciascuna azienda per 7.000 euro l’anno. Le cifre sono dell Cgia di Mestre, che ha evidenziato come in Italia, solo per pagare il fisco, le aziende impiegano 285 ore all’anno contro le 215 della Germania e le 197 della Spagna. Un record negativo tra i Paesi dell’Ocse dove gli imprenditori impiegano in media 186 ore per rispettare il loro dovere di contribuenti. In Italia, quindi, il tempo necessario per pagare le imposte è superiore del 53,2% rispetto alla media Ocse.

D’accordo anche Confcommercio, che in uno studio denuncia come mancata semplificazione normativa, lungaggini burocratiche, bassa qualità dei servizi pubblici e onerosità degli adempimenti collochino il nostro Paese in fondo alle classifiche nel confronto internazionale.

Una quantità di adempimenti tributari che richiedono tempo e competenze specifiche, due risorse che costano. Tutto denaro che non va per investimenti e crescita economica. E che, come sottolinea il segretario dell’ufficio studi di Mestre, Giuseppe Bortolussi, "potrebbe creare, se fosse risparmiato, oltre 650.000 nuovi posti di lavoro“.

Quanto costa la burocrazia? (continua sotto)
 

Analizzando i dati nel dettaglio, il settore che incide maggiormente sui bilanci delle Pmi (le aziende con meno di 250 dipendenti) è quello del lavoro e della previdenza: la tenuta dei libri paga, le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro, le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi, l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 mld in capo al lavoro, 3 miliardi mld alla previdenza e all’assistenza).

Alla luce di questi numeri, la semplificazione non è solo un dovere nei confronti del cittadino ma della stessa economia nazionale. Dopo innumerevoli tentativi di ridurre l’esorbitante carico di incombenze amministrative, risoltisi prevalentemente in un buco nell’acqua, è la volta del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ad annunciare che l’esecutivo di Enrico Letta "sta lavorando a un’operazione di semplificazione molto forte che dovrebbe vedere la luce a brevissimo".

C’è da augurarsi sia la volta buona, se non per eliminare, almeno per contenere questo fardello da 31 miliardi di euro, poiché fino a oggi la tendenza è stata nella direzione contraria: un documento dell’ufficio studi della Confartigianato racconta che dal 2008 a oggi sono state approvate 491 norme tributarie, delle quali 288 hanno reso la vita più difficile alle imprese, contro le 67 che invece sulla carta le semplificavano. Bilancio: 4,3 complicazioni per ogni semplificazione.

Ma l’handicap pesa anche sui privati cittadini. Ad esempio, come denuncia Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere "In Italia i giorni necessari per ottenere permessi edilizi sono in media 234, contro i 184 della Francia, i 99 del Regno Unito e i 97 della Germania. Senza citare l’inconcepibile quantità di strumenti urbanistici attraverso cui bisogna districarsi nel caso di opere appena più complesse di una semplice ristrutturazione: l’imprenditore campano Alfredo Letizia ne ha censiti 62. Vincoli che non hanno impedito al Paese più iper regolato di diventare campione europeo di illegalità e abusivismo edilizio, ma che rendono ancora più tortuoso ogni processo decisionale, condizionato da un numero incredibile di soggetti competenti".

E mentre la macchina amministrativa si muove come un pachiderma, i tempi di attesa allo sportello delle Asl sono aumentati dal 2002 dell’11,9% (dati Istat), le pratiche giacciono a tempo indeterminato negli uffici della p.a… e la spesa pubblica aumenta a dismisura.

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