Buoni pasto: via la carta, diventeranno elettronici. Ma con gli importi di 15 anni fa

Una smart card al posto del blocchetto. Ma l'innovazione non tocca il valore che resta in media di 5 euro come ai tempi della lira. Per colpa del fisco

I lavoratori italiani diranno addio al classico blocchetto di ticket che tutti i mesi assicura loro la pausa pranzo. Alla carta si andrà via via sostituendo il buono pasto elettronico, una smart card del tutto simile a una carta di credito sulla quale saranno accreditati i ticket e che verrà letta da un dispositivo come quello utilizzato per il bancomat/Pos presente negli esercizi commerciali.

Una diffusione già iniziata ma che per ora va a rilento, come rileva il rapporto pubblicato su Affari & finanza di Repubblica. Ad oggi solo il 5% degli esercizi commerciali è predisposto alla lettura della card. Ma entro il 2015 il nuovo sistema soppianterà completamente la carta.

Nuovi mezzi, vecchi importi

La novità tecnologica però non corrisponde a un’innovazione nel valore del buono pasto. A differenza di altri paesi europei l’Italia non ha adeguato gli importi all’entrata in vigore dell’euro e al  tasso di inflazione. Così il valore medio del ticket resta quello di 15 anni fa, attorno ai 5 euro, le vecchie 10mila lire.

La ragione principale di questo mancato adeguamento è di natura fiscale:  il “servizio sostitutivo di mensa” (nome ufficiale del buono pasto) non prevede oneri fiscali o previdenziali sia per il datore di lavoro che per il lavoratore fino a un valore di 5,29 euro per singolo ticket e il costo del servizio è integralmente detraibile per l’azienda sia ai fini Iva che delle imposte sui redditi. Già da alcuni anni è stato richiesto al governo di aumentare questa soglia ormai anacronistica, ferma dal 1997. L’adeguamento è già avvenuto da tempo negli altri paesi europei: in Spagna il limite di defiscalizzazione è di 9 euro, in Francia di 7 e in Portogallo di 6,70.

Un business in sofferenza

Quello dei buoni pasto è un giro d’affari da più di 2 miliardi e mezzo di euro. In Italia girano più buoni pasto (500 milioni) che assegni (480 milioni) e ne usufruiscono 2,2 milioni di lavoratori (di cui 800mila dipendenti pubblici). Il mercato è controllato da tre società che coprono una quota del 70%: Edenred (titolate del marchio Ticket Restaurant) col 42,60%, Qui Ticket col 14,20% e DayRistoservice col 13,10%.

Il mercato sta soffrendo alcune difficoltà dovute alla concorrenza al ribasso tra le società, che ha inasprito i rapporti con gli esercenti commerciali, alla burocrazia e ai lunghi tempi per i rimborsi. Edy Sommariva, segretario generale Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), sempre dalle colonne di Repubblica, dà la colpa allo Stato: “da quando è entrato nel mercato dei buoni pasto sono saltati gli equilibri: perché l’arbitro non può diventare anche un giocatore. Nasce da qui un evidente conflitto di interessi e la criticità di fondo del sistema”.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Buoni pasto: via la carta, diventeranno elettronici. Ma con gli import...