Btp Italia, un successo oltre ogni previsione. Luci e ombre del titolo creato per i piccoli investitori

Raccolti in quattro giorni 7,3 miliardi di euro. I pregi (e qualche difetto) della nuova star di via XX Settembre

 Il collocamento dei nuovi Btp Italia è stato un successo: in soli quattro giorni le richieste, attraverso il circuito MOT di Borsa Italiana, hanno fruttato richieste per ben 7,3 miliardi di euro. Un vero e proprio boom di ordini si è riversato sul nuovo titolo di Stato.
Il quantitativo delle richieste va ben oltre le più rosee aspettative del ministero di Via XX Settembre, che mirava a saggiare la disponibilità degli italiani ad orientare le scelte di investimento verso un titolo che, se paragonato ai vecchio BOT, offre all’Italia un’opportunità per allungare la scadenza del debito.
Il BTP Italia ha infatti una durata di 4 anni, rispetto ai BOT che arrivano al massimo ad un anno, ma non si può paragonare neanche con i titoli a media-lunga scadenza. L’altro vantaggio è quello di coprire l’aumento del costo della vita, perché è legato all’inflazione italiana, venendo ancorato all’indice FOI.
La stampa plaude al successo del titolo, che si presenta come strumento finanziario idoneo a tutelare la perdita del potere d’acquisto dei nostri risparmi.

Voci fuori dal coro della fanfara mediatica, c’è chi analizza il prodotto con spirito più critico. Tra questi, il professore Beppe Scienza (esperto di risparmio e previdenza, cattedra in matematica all’Università di Torino), che imputa al Tesoro un certo pressapochismo nella presentazione dei nuovi Btp.
«Il vero problema – scrive Scienza in un post su Il Fatto Quotidiano –  è che dai documenti in Rete il meccanismo del titolo non è chiaro: funziona come i Btp-i o davvero è diverso, come scritto nei comunicati stampa, e cioè liquida l’inflazione passata con le cedole anziché incorporarla nella rivalutazione del capitale? Vari riferimenti, in particolare al coefficiente d’indicizzazione, indurrebbero alla prima ipotesi, come quando a pag. 2 della Scheda di approfondimento del titolo si legge che “La rivalutazione del capitale nominale sottoscritto e delle cedole avviene attraverso il Coefficiente di indicizzazione (CI)” che è esattamente come per i Btp-i. Sviscerando i vari documenti si arriva però alla seconda interpretazione».
Un titolo senza infamie, ha detta del matematico torinese, ma che forse ha ricevuto lodi eccessive. E ricorda l’esistenza di altri investimenti in diretta concorrenza: i Btp-i, le Repubblica Italiana 2,25% 2019 o i buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione, che non avrebbero nulla da invidiare al nostro.
Altri segnalano rischi legati alla situazione del Paese. Futuro politico e crisi del debito sovrano sono incognite che potrebebro far tornare i titoli di stato sotto riflettori poco benevoli.
Ma a fronte di ipotesi che non possiamo verificare, la realtà che leggiamo oggi ci dice che gli investitori sono tornati a credere nel nostro debito.

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