BTP Italia, boom di ordini per il titolo di Stato indicizzato all’inflazione. Un caso di ‘patriottismo finanziario’

La corsa al Btp Italia corona il successo del titolo di Stato che non si fa erodere dall'inflazione. Le caratteristiche e i difetti del titolo di via XX Settembre secondo Beppe Scienza

Btp Italia, il primo titolo di Stato indicizzato all’inflazione italiana riscuote ancora grande interesse. A conclusione del terzo giorno dell’offerta, le richieste sul nuovo Btp Italia (codice Isin: IT0004863608) hanno oltrepassato il totale di 10 miliardi di euro, ben oltre l’importo complessivo raccolto con le sottoscrizioni dello scorso marzo, alla prima emissione.
Un prodotto che risulta oggi particolarmente appetibile alla luce delle ipotesi di rialzo dell’Iva (e conseguente, temuta impennata dell’inflazione), in un periodo segnato dalla discesa dello spread tra il Btp e il Bund, che è crollato sui minimi degli ultimi sei mesi, appena sopra la soglia dei 300 punti, e che pertanto rende più ‘attrattivo’ il nostro debito.

La terza emissione di Btp Italia avrà godimento 22 ottobre 2012 e scadenza 21 ottobre 2016 (4 anni), la soglia minima d’acquisto è di 1000 euro mentre il tasso ‘reale’ (cioé al netto dell’inflazione) minimo garantito è pari al 2,55%.  Il tasso cedolare annuo definitivo sarà fissato al termine del periodo di raccolta degli ordini dal Ministero dell’economia e delle Finanze e non potrà essere inferiore al tasso cedolare (reale) annuo minimo garantito.
I nuovi titoli sono sottoscrivibili fino al 18 ottobre compreso, recandosi direttamente presso la filiale della banca o anche l’ufficio di Poste Italiane, oppure direttamente online attraverso il proprio sistema di home banking, se è attiva la funzione di trading.

Il mercato risponde positivamente e conferma il successo del titolo, che si presenta come uno strumento finanziario idoneo a tutelare la perdita del potere d’acquisto dei piccoli risparmiatori.
Ma al di là del boom finanziario (e mediatico), c’è chi mostra qualche perplessità nei confronti della star di via XX Settembre.
Un caso di patriottismo finanziario“. Così li definisce il professor Beppe Scienza, matematico, titolare del corso di Metodi e Modelli per la Pianificazione Finanziaria all’Università di Torino. E ci illustra le proprie riserve confrontando i Btp con i Buoni Fruttiferi Postali (Bfp), un analogo prodotto sempre nell’ambito dei titoli “reali”: «Tanto entusiasmo, soffuso di patriottismo, per i nuovi Btp Italia appare esagerato. Non sono certo un imbroglio, però presentano alcuni difetti, esattamente come i precedenti.
Primo, rispetto ai buoni fruttiferi postali espongono al rischio di perdite, dovendoli vendere prima della scadenza. Per esempio la prima emissione è scesa sotto i 93 euro.
Secondo, la durata più breve è un difetto, perché così il rischio inflazione è coperto solo sino all’autunno 2016, mentre coi buoni postali (sempre riscattabili alla pari!) sino al 2022 e con alcuni Btp molto oltre. Terzo, la struttura di buoni postali e Btp-i è più difensiva, perché il capitale investito mantiene il suo valore in termini reali sino alla scadenza.
Poi può darsi che fra alcuni giorni questi Btp Italia siano un po’ sopra 100, ma non mi porrei l’obiettivo di speculazioni di così corto respiro». (LF)

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