Brexit, una decina di giorni o sarà troppo tardi

Non c'è più molto tempo per l'accordo fra Regno Unito e Unione Europa per una Brexit ordinata. Lo spauracchio del No Deal è dietro l'angolo. Johnson: "Ora spetta all'Ue evitare no Deal"

Non c’è più molto tempo per l’accordo fra Regno Unito e Unione Europa per una Brexit ordinata. Lo spauracchio del No Deal è dietro l’angolo e, se non si troverà un compromesso sulle future relazioni commerciali entro il 15 ottobre, sarà la catastrofe per tutti.

Pagherà il Regno Unito, costretto a reggere le conseguenze della chiusura delle frontiere e del ritorno di dogane e dazi, che va ad aggiungersi alla crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus. E pagherà l’Unione Europea che, allo stesso modo, dovrà affrontare le conseguenze del ritorno delle frontiere, dell’impatto sull’export e del movimento di lavoratori, studenti e merci verso il Regno Unito, che è un importatore netto.

Il tempo stringe e le trattative sono ancora in stallo. Nessuna schiarita si intravede, né fra i negoziatori dell’UE e del Regno Unito, né a livello più alto della diplomazia. Dopo l’ultimo round di incontri di ieri, il Premier britannico Boris Johnson ha mostrato un atteggiamento di chiusura, affermando che spetta all’Ue “evitare uno scenario No Deal” e che “ci sono tutte le possibilità per giungere ad un grande accordo”.

Una replica a quanto dichiarato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la quale ha ribadito che non ci sarà un “accordo ad ogni costo”, dicendosi disposta ad incontrare Johnson per discutere dell’impasse dei negoziati.

Negoziati al palo

L’ennesimo confronto di ieri ha dato risultati deludenti. il capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, ha mostrato un atteggiamento piuttosto freddo e si è detto “preoccupato” per l’esito dei negoziati che- sostiene – hanno fatto “progressi limitati”.

Anche il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier ha confermato esistono ancora “gravi divergenze” sui punti caldi dell’accordo ed ha citato l’Internal Market Bill, la legge che rimette in discussione il Protocollo sull’Irlanda, ribadendo che “viola uno dei punti fondamentali dell’accordo di recesso”.

Tante divergenze

Ma quali sono i temi che dividono Londra e Bruxelles? Le trattative sono da tempo impantanate su una serie di tematiche che l’una o l’altra delle parti in causa ritiene fondamentali.

Fra i punti dibattuti i meccanismi della concorrenza, gli aiuti di Stato e la pesca. Ma anche la protezione dei dati personali, gli impegni sui cambiamenti climatici ed il prezzo del carbonio. E poi ci sono temi legati alla sicurezza ed alla cooperazione in ambito giudiziario.

Senza tornare a citare il famoso caso Irlanda, compromesso da quando la legge che rimette in discussione il tema dei confini, fortemente voluta da Johnson, è stata approvata da una delle ali del Parlamento britannico.

Lo spetto della procedura d’infrazione

Proprio sul tema Irlanda le relazioni si sono incrinate nell’ultimo periodo, a tal punto che l’Ue ha avviato l’iter formale per una possibile apertura di una procedura d’infrazione contro il Regno unito. La Commissione Europea ha inviato una lettera a Londra, per chiedere spiegazioni sull‘Internal Market Bill.

La legge sui confini irlandesi – sostiene Bruxelles – viola l’articolo 5 dell’accordo di recesso, in base al quale le parti non devono rimettere in discussione i punto dell’accordo stesso (l’Irlanda lo è) e devono “astenersi da qualsiasi misura che possa mettere in pericolo la realizzazione dei suoi obiettivi”.

Londra avrà un mese di tempo per replicare, ma anche in assenza di replica, la Commissione si riterrà autorizzata a prendere le misure necessarie, incluso l’avvio di una proceduta formale di infrazione e l’apertura di una vertenza internazionale. Uno scenario che tutti vogliono evitare e che complicherebbe molto un possibile accordo commerciale.

Destinazione Canada 

“Hanno fatto un accordo con il Canada simile a quello che vogliamo noi, perché non dovrebbero farlo”, ha affermato ieri BoJo, parlando dei negoziati e rinviato la palla a l’Ue: Siamo così vicini, noi siamo stati membri per 45 anni, è tutto a portata di mano, dipende solo da loro”.

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