Brexit, ultimo lancio dei dadi: incontro Johnson-von der Leyen

In programma stasera prima del vertice UE in programma domani, giovedì 10 dicembre. Intanto, il fantasma No Deal avanza a grandi passi

Quando mancano meno di 20 giorni al 31 dicembre – termine del periodo di transizione – Londra e Bruxelles sono all’ultimo lancio dei dadi di una partita iniziata nel 2016 che ha regalato colpi di scena, scadenze posticipate e cambi di copione in extremis.

La cosa certa è che fino all’ultimo si proverà a trovare la quadra. Qualora però non arrivasse l’attesa fumata bianca, i rapporti commerciali tra i due blocchi sarà disciplinato dalle regole generali dell’Organizzazione mondiale del commercio, che farà tornare dogane e dazi.

Tutto adesso è nelle mani del primo Ministro del Regno Unito Boris Johnson che andrà oggi a Bruxelles per incontrare – stavolta di persona dopo i colloqui telefonici  – la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Obiettivo dichiarato trovare un’intesa in quello che è stato descritto come il “vero ultimo tentativo” per evitare l’uscita No Deal, quella cioè senza accordo.

FANTASMA NO DEAL: INDOVINA CHI VIENE A CENA – Intanto, le lancette sull’orologio continuano a girare e lo scenario più temuto aleggia come un fantasma avanza a grandi passi.  Parlando con i giornalisti martedì, BoJo ha detto che il negoziato “al momento sembra molto, molto difficile” e che “ci sono limiti oltre i quali, ovviamente, nessun Governo o paese ragionevole può andare”.

In programma, dunque, per stasera una cena con la presidente della Commissione europea alla vigilia del vertice UE domani, dove i leader europei vorrebbero arrivare con qualche rassicurazione in più sul divorzio con la Gran Bretagna.

Intanto, un primo passo avanti c’è stato ieri quando Johnson ha abbandonato la sua minaccia di infrangere il diritto internazionale e rinnegare parti chiave dell’accordo di recesso sui confini dell’Irlanda del Nord, dopo l’intesa di principio trovata dal commissario europeo Maros Sefcovic con il ministro britannico Michael Gove. I capitolo più controversi, e sui le posizioni sono più distanti, rimangono però quelli della pesca, della cosiddetta parità di condizioni per evitare che le imprese britanniche abbiano vantaggi e sulla governance di qualsiasi accordo.

L’accordo però che resta molto difficile, si muove fra divergenze autentiche e avvertimenti tattici incrociati, appeso al filo del “buonsenso” e di quei passi necessari a sciogliere gli ultimi 3 spinosissimi nodi irrisolti su cui per ora le due parti stentano a venirsi incontro: pesca, parità di condizioni e governance. 

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