Brexit: ultima chance

Torna in primo piano la Brexit, uno dei temi principali del Consiglio europeo che si terrà oggi e domani, assieme alla gestione della pandemia ed al Recovery Fund. La scadenza di oggi 15 ottobre è cruciale per l’UE, perché questo è l’ultimo vertice europeo utile per poter approvare un accordo sull’uscita ordinata della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ma anche per la Gran Bretagna, che altrimenti non farebbe in tempo a completare l’iter legislativo interno per l’approvazione del “deal”.

Lo spauracchio del “no deal” è dietro l’angolo ed il Premier britannico Boris Johnson è stato chiaro: occorre approvare l’accordo entro il termine massimo del 15 ottobre.

Trattative avanti ad oltranza

Nonostante la rigidità dell’avvertimento di BoJo, le parti hanno già acconsentito a portare avanti i negoziati anche dopo la data odierna e fino al termine ultimo del 31 dicembre, quando di fatto scadrà l’anno di transizione e scatterà la separazione.

I negoziati si sono intensificati negli ultimi giorni, ma non si intravede alcun passo avanti nelle trattative. Le parti restano arroccate sulle loro posizioni ed il capo negoziatore europeo Michel Barnier ha ribadito che serve un accordo, “ma non sarà ad ogni costo”.

Una posizione ribadita anche dal Premier Giuseppe Conte, mentre tenta di mediare la Cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale ha affermato che “l’Ue è unita nel tentativo di raggiungere un accordo”, ma ha ammesso che “dobbiamo anche prepararci al caso in cui non ci sarà accordo”.

I nodi della trattativa

Ma quali sono i nodi dei negoziati che vedono le parti ferme sulle rispettive posizioni? A quanto pare i temi del contendere sono essenzialmente tre:

  • Irlanda: sul futuro della frontiera in Irlanda si è detto già molto: il punto di rottura è rappresentato dalla legge “Internal Market Bill” che il Premier inglese ha voluto far approvare dal Parlamento britannico, che di fatto ripristina delle barriere “fisiche” al confine fra Irlanda del Nord e del Sud. Una soluzione che l’UE non può e non vuole accettare, tanto che ha spinto la Cimmissione europea ad avviare l’iter per l’apertura di una procedura d’infrazione contro la Gran Bretagna.
  • Pesca: altro tema caldo sono i diritti della pesca nelle pescose acque britanniche. Un tema caro a tutta l’UE ed in particolar modo alla Francia, che vorrebbe mantenere tutti i privilegi avuti sinora. Il Premier francese Macron avrebbe addirittura posto un veto sulla questione e non è disposto ad accettare alcun accordo che retroceda sul tema della pesca.
  • Relazioni commerciali: questo è uno dei punti più caldi dell’accordo, perché l’UE vorrebbe che la Gran Bretagna accettasse una serie di vincoli per mantenere relazioni commerciali privilegiate in UE sul modello di quelle intrattenute sinora; ciò implicherebbe l’accettazione di regolamenti e direttive comunitarie in materia commerciale e soprattutto una disciplina sugli aiuti di Stato che garantirebbe la piena concorrenza. Londra però non potrebbe certo sottostare a questa condizione, che sembra un assurdo, dal momento che si troverebbe soggetta a leggi che non ha concorso a formare.

Londra pronta a mettere al bando lo straniero

Non si parla certo di passaporti. A quanto pare vi sarebbe un’altra mossa di Londra che potenzialmente potrebbe indispettire l’UE. Stato alle ultime indiscrezioni di Bloomberg, il Governo Johnson sarebbe pronto ad approvare una legge che ripristina la piena sovranità sui settori strategici dell’economia britannica.

Una sorta di Golden Share rafforzata, in base alla quale i Ministri britannici potrebbero “cacciare” le società straniere dal capitale di imprese ritenute “strategiche” – telecomunicazioni, energia, infrastrutture – e addirittura potrebbero disporre l’esclusione anche in via retroattiva.

Una decisione che minerebbe ulteriormente i rapporti già tesi con Bruxelles, condizionando le trattative in Zona Cesarini fra le delegazioni guidate da Michel Barnier per l’UE e Davoid Frost per la Gran  Bretagna.

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