Brexit, Johnson placa Tory dissidenti. Legge protesta avanti con veto

La nuova intesa all'interno del campo Tory non cambia lo stallo nei negoziati con l'Unione europea visto che la legge verrà comunque approvata

Ha avuto vita breve la ribellione interna ai Tories contro Boris Johnson, scoppiata per difendere le prerogative del Parlamento in merito al controverso disegno di legge che di fatto viola – come ammesso anche dai suoi promotori – il protocollo sull’Irlanda del Nord firmato con l’Unione europea lo scorso anno.

Il premier britannico ha infatti accolto le richieste dei deputati conservatori che chiedevano che l’ultima parola sull’Internal Market Bill fosse affidata al Parlamento, accogliendo e incorporando nel disegno di legge del Governo anche l’emendamento del deputato Sir Bob Neill, sostenuto da altri “ribelli” quali l’ex Cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid e probabilmente l’ex premier Theresa May.

La nuova intesa all’interno del campo Tory non cambia lo stallo nei negoziati con l’Unione europea visto che la legge verrà comunque approvata – risulta al momento difficile immaginare un voto contrario del Parlamento dove la maggioranza resta fedele a Johnson e dove la Camera dei Comuni non sembra avere alcuna intenzione di opporsi alla violazione degli accordi presi lo scorso autunno con l’Europa – spianando di fatto l’iniziativa europea annunciata qualora Londra non ritiri il disegno di legge entro la fine del mese, ciò di adire alle vie legali per risolvere la disputa.

Cambierà l’esecutore – dal Governo al Parlamento appunto – ma non la sostanza per quella che a Bruxelles hanno già definito una “grave azione”.

Secondo i vertici europei l’Internal Market Bill, oltre a costituire un colpo di mano forte alla buona riuscita delle trattative sulla Brexit, visto che violerebbe consapevolmente il protocollo sottoscritto dallo stesso Governo Johnson lo scorso ottobre, minerebbe la stabilità del confine tra Irlanda del Nord e Irlanda dopo il 31 dicembre 2020, data che segnerà la fine dei negoziati e l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Nell’approvazione del controverso disegno di legge, infatti, il Regno Unito farebbe saltare due punti importanti di quel protocollo: verrebbero cancellati i controlli doganali preventivi di tutti i beni che dalla Gran Bretagna vanno in Irlanda del Nord (e viceversa), pensati anche per proteggere l’integrità del mercato unico europeo, e il regime sugli aiuti di Stato in Irlanda del Nord, che secondo quell’accordo di divorzio devono seguire le regole dell’Unione europea per almeno 4 anni.

La motivazione alla modifica di questi punti sostenuta da Boris Johnson è che spezzerebbero il Regno Unito in due, motivo per cui Theresa May due anni fa rifiutò un’offerta simile da parte dell’Europa. Un rischio che il Primo Ministro britannico non sembra più voler correre, anche a costo di far saltare il tavolo dei negoziati con l’Europa e uscire dall’Ue senza un accordo.

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