Brexit in stallo. La scure di Moody’s su BoJo

La Brexit è ancora in stallo, l'ultimo vertice europeo non ha rilevato progressi nei negoziati, mentre si avvicina la scadenza del 31 dicembre 2020

La Brexit è ancora in stallo, l’ultimo vertice europeo non ha rilevato progressi nei negoziati, mentre si avvicina la scadenza del 31 dicembre 2020, data ultima per definire le future relazioni commerciali fra Gran Bretagna e Unione Europea.

Le posizioni dei negoziatori sono ancora rigide e distanti e lo scenario “no deal” appare sempre più probabile, con Londra che punta ad ottenere un trattamento sul “modello australiano”, disciplinato dalle regole del WTO.

E mentre la pandemia di Covid sta impattando entrambe le economie, crescita del PIL e debito, Moody’s si muove e taglia il rating della Gran Bretagna, proprio in considerazione degli impatti dell’emergenza sanitaria e dell’incertezza dei negoziati.

La scure di Moody’s su Downing Street

L’agenzia Moody’s ha declassato il rating di lungo termine della Gran Bretagna, portandolo ad Aa3 da Aa2, con outlook portato a stabile da negativo. La Gran Bretagna aveva già perso il rating di Tripla-A nel 2016 ed era stata declassata ulteriormente nel 2017 a causa della Brexit. Tagliato anche il rating della Bank of England ad Aa3 da Aa2, con outlook portato a stabile. Confermato invece il rating a breve termine P-1.

Secondo l’agenzia di rating i tre fattori chiave che impattano sul rating – PIL, debito, Brexit – sono strettamente correlati e si rafforzano a vicenda.

La crescita – ha sottolineato l’agenzia – “è stata significativamente più debole del previsto ed è probabile che rimanga tale in futuro”, a causa di elementi strutturali, delle conseguenze dell’uscita dall’UE ed ora anche dell’impatto della pandemia.

Il secondo fattore concerne il deterioramento della posizione fiscale. Il debito pubblico – ha spiegato – già elevato e persistente prima della crisi, è aumentato ulteriormente a causa della pandemia e presenta dei rischi di sostenibilità negli anni futuri, a causa della riduzione delle entrate fiscali ed in assenza di un piano chiaro per ridurlo.

L’ultimo fattore riguarda la Brexit e l’indebolimento della governance. L’agenzia parla infatti dell’incapacità del Governo Johnson di strappare un accordo che garantisca alla Gran Bretagna condizioni simili a quelle di cui beneficiava all’interno dell’UE e della persistente incertezza sui negoziati, che hanno portato sinora ad un flop delle trattative.

Negoziati avanti a oltranza

Il capo negoziatore della UE Michel Barnier e la sua controparte britannica David Frost  hanno deciso di riavviare le trattative lunedì prossimo, avendo già stabilito che le trattative non si fermeranno, nella speranza di giungere ad un accordo anche dell’ultimo minuto entro fine anno.

Il Premier britannico Boris Johnson, pur avvertendo che occorre prepararsi al No Deal a partire dal 1° gennaio, ha lasciato una porta aperta ad un eventuale accordo, al limite sul modello australiano, basato cioè sulle regole del WTO. “E’ il momento per le nostre imprese di prepararsi” – ha avvertito – spiegando che i Paesi Ue “si sono rifiutati di negoziare” e vogliono “controllare il Regno Unito in un modo inaccettabile per uno stato sovrano”.

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