Brexit, il bluff di Johnson e la carta Irlanda del Nord

Uno stratagemma che il leader britannico avrebbe messo a punto per "forzare" le trattative e portare a casa un accordo conveniente entro il 15 ottobre

Il gioco si fa duro fra Londra e Bruxelles sulla Brexit, in vista della ripresa dei negoziati a partire da oggi, ultima chance per cercare di portare a casa un accordo entro il 15 ottobre, data ultima per chiudere i negoziati e far sì che l’accordo sia approvato dagli organi legislativi delle due parti, l’Europarlamento ed il Parlamento britannico.

L’ipotesi “No Deal”, ovvero un’uscita senza accordo, è sempre più concreta, ma in alternativa si propende a regolare i futuri rapporti, a partire dal 1° gennaio 2021, sulla base delle regole del WTO, vale a dire sul modello delle relazioni che l’UE intrattiene con l’Australia.

Il nodo resta sempre la questione “Irlanda”, con l’UE che punta a garantire il massimo interscambio senza frontiere, mentre Londra punta a garantire l’accesso al mercato unico, senza fare concessioni in tema di sovranità e pesca.

Il bluff di Johnson

E proprio sull’Irlanda il gioco si è fatto più duro ed il Premier britannico Boris Johnson a giocare la sua carta migliore, portando mercoledì 9 settembre in Parlamento una legge (Internal Market Bill), in base alla quale Londra derogherebbe a parte degli impegni presi con il primo accordo sulla Brexit, di fatto proteggendo i confini nazionali e chiudendo le frontiere fra l’Irlanda del Nord e quella britannica.

La proposta di legge ha messo già in allarme Bruxelles, con lo spauracchio di un ritorno di dogane e frontiere, che si vuole evitare a tutti i costi, ma in molti ritengono che si tratti solo di un bluff, uno stratagemma per portare a casa un accordo più conveniente per Londra.

Londra irremovibile, UE pronta a tutto (o quasi)

I toni si sono alzati alla vigilia dei negoziati, specie dopo che il negoziatore britannico, David Frost, ha chiarito che il Regno Unito propende per la linea dura e “non diventerà uno Stato satellite della UE”.

“L’UE ha fatto numerose proposte costruttive per sbloccare i negoziati”, ha affermato poi il portavoce della Commissione europea per la Brexit, Daniel Ferrie, aggiungendo “faremo tutto ciò che è in nostro potere per raggiungere un accordo, che deve essere in linea con gli interessi politici ed economici dell’Ue nel lungo termine”. Ma il tempo stringe, dal momento che l’accordo dovrà poi essere sottoposto all’Europarlamento ed al Consiglio europeo.

Per placare gli animi, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha commentato su Twitter: “Potremmo perdere il Regno Unito, ma non perderemo la nostra forza d’animo”.

Le tensioni sui negoziati minano la sterlina

La sterlina, intanto, continua a deprezzarsi sui mercati valutari, sia contro l’euro che contro il dollaro. Il cambio perde stamattina lo 0,12% contro euro e lo 0,20% contro il biglietto verde.

Le tensioni non hanno però frenato le Borse, che ieri sono rimbalzate con forza, compresa la City di Londra che ha portato a casa un bel vantaggio del 2,4%.

 

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Brexit, il bluff di Johnson e la carta Irlanda del Nord