Brexit e dazi USA costeranno 500 milioni all’Italia: come evitare il disastro

L'agricoltura italiana chiede interventi per bloccare le conseguenze di dazi e Brexit

Prodotti agricoli italiani a rischio per colpa dei dazi voluti da Donald Trump ma anche dell’incognita Brexit. La Coldiretti chiede aiuti per gli agricoltori. C’è grande preoccupazione nel mondo agricolo italiano per l’entrata in vigore dei dazi Usa, il prossimo 18 ottobre.

Una misura introdotta dal governo americano come ritorsione verso l’Unione europea per gli aiuti economici ad Airbus, il consorzio europeo che costruisce gli omonimi aeromobili. I dazi sono stati ritenuti legittimi dai giudici dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), per un ammontare di 7,5 miliardi di dollari. Una somma corrispondente ai danni che sarebbero stati causati all’americana Boeing per effetto della distorsione della concorrenza provocata dai sussidi europei.

Nel calderone dei 7,5 miliardi di dazi americani nei confronti dell’Europa finiranno anche i prodotti agricoli italiani, con grave danno alle esportazioni verso gli Usa. I tipici prodotti Made in Italy come Parmigiano Reggiano e altri formaggi, i salumi e i liquori saranno colpiti da aumenti del 25% per effetto dell’applicazione dei dazi.

Un danno alle esportazioni che ammonta a circa mezzo miliardo di euro, 500 milioni, secondo le stime del Ministero delle Politiche Agricole, al quale potrebbero sommarsi anche le conseguenze negative della Brexit. “Gli effetti dei dazi Usa si sommano infatti a quelli della Brexit e al miliardo di euro già bruciato per l’embargo totale alla Russia”, è l’allarme lanciato dal presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, nell’intervento al Forum di settore a Cernobbio.

Prandini ha chiesto con urgenza “un piano di incentivi per sostenere le esportazioni dei produttori che rischiano di subire gli effetti di una tempesta perfetta”. Un appello che è stato raccolto dalla ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che propone come soluzione al problema la creazione di “un fondo di prevenzione e compensazione ancora prima che i danni ci siano”.

Si tratta di un fondo per azzerare l’effetto dei dazi “che metta al riparo le nostre imprese che non devono pagare per colpe non loro”, ha spiegato Bellanova, che porterà questa proposta al Consiglio europeo di lunedì a Bruxelles. “Il Made in Italy è un valore nel mondo e come tale va difeso – ha sottolineato la ministra -. Ai cittadini americani diciamo: scegliete l’autentico prodotto italiano, non lasciatevi ingannare dal falso cibo”.

Il rischio, infatti, è che di fronte ai prezzi maggiorati dei prodotti italiani per effetto dei dazi, i consumatori americani decidano di comprare le loro imitazioni, come il Parmesan al posto del vero Parmigiano. Non a caso, le vendite negli Stati Uniti del Parmigiano Reggiano sono esplose negli ultimi giorni, con una corsa agli acquisti prima dell’entrata in vigore dei dazi che ha fatto registrare per il solo Parmigiano un +220%, come ha riferito il presidente di Coldiretti. Con l’applicazione dei dazi, il mercato del Parmesan, il finto Parmigiano Reggiano che oggi vale 19 miliardi negli Usa, potrebbe arrivare a 24 miliardi, ha avvertito Prandini.

In attesa che l’Unione Europea prenda delle contromisure per tutelare i produttori agricoli, sul Federal Register, la gazzetta ufficiale Usa, è uscito l’elenco dei prodotti europei che saranno colpiti dai dazi. Tra questi compaiono diversi prodotti agroalimentari Made in Italy, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, insieme ad altri prodotti lattiero-caseari, poi salami, mortadella, crostacei, molluschi, agrumi, liquori come gli amari e il limoncello. Mentre sono salvi l’olio extravergine di oliva, le conserve di pomodoro, la pasta, il vino, i prosciutti di Parma e San Daniele e anche la mozzarella di bufala campana.

La lista, tuttavia, potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Come ha spiegato la Coldiretti, l’amministrazione americana potrebbe avvalersi della cosiddetta “regola del carosello” (carousel retaliation), che permette di modificare periodicamente la lista dei prodotti colpiti dai dazi e la percentuale applicata, dopo i primi 120 giorni, poi ogni 180 giorni. Una situazione che creerebbe non poca incertezza per i produttori.

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