Brexit: Johnson e von der Leyen confermano stallo negoziati

La pesca rimane uno dei tre temi su cui le posizioni di Regno Unito e Unione europea sono più lontane, insieme alla cosiddetta "parità di condizioni" per evitare che le imprese britanniche abbiano vantaggi e sulla governance di qualsiasi accordo.

Il pesce non era solo sul menù, in particolare le capesante su cui i pescatori inglesi dovranno pagare una tariffa del 20% in caso di no-deal, ma anche al centro dei discorsi della cena tra Boris Johnson e Ursula von der Leyen.

La pesca rimane infatti uno dei tre temi su cui le posizioni di Regno Unito e Unione europea sono più lontane, insieme alla cosiddetta “parità di condizioni” per evitare che le imprese britanniche abbiano vantaggi e sulla governance di qualsiasi accordo.

Il premier britannico e la presidente della Commissione UE si sono incontrati ieri sera a Bruxelles per sbloccare i negoziati sulla Brexit, ma dopo essersi resi conto che le posizioni sono ancora troppo lontane, si sono dati tempo fino a domenica per trovare un accordo e scongiurare un no-deal.

“Il primo ministro vuole sondare ogni strada per un possibile accordo”, ha detto una fonte di Downing Street, secondo quanto riporta il Times, aggiungendo: “Restano divari molto ampi tra le due parti e non è ancora chiaro se questi possano essere colmati”. “Abbiamo avuto una discussione vivace e interessante sullo stato dei lavori attraverso l’elenco delle questioni in sospeso. Abbiamo acquisito una chiara comprensione delle reciproche posizioni – ha dichiarato Von der Leyen al termine dell’incontro – Rimangono molto distanti. Prenderemo una decisione entro la fine del fine settimana”.

Alla cena hanno partecipato anche i due capi negoziatori, Michel Barnier per l’UE e David Frost per il Regno Unito, nonché Oliver Lewis, vice di Frost, e Stéphanie Riso, vice capo del gabinetto della Von der Leyen. Sul fatto che dalla cena non sarebbe uscito un accordo era chiaro anche dall’atteggiamento bellicoso che Johnson aveva prima dell’incontro. “I nostri amici nell’UE stanno attualmente insistendo sul fatto che se in futuro approveranno una nuova legge che noi non rispettiamo o che non seguiremo, allora vogliono il diritto automatico di punirci e di vendicarci”, aveva detto a un gruppo di deputati conservatori prima di dirigersi a Bruxelles. “Dicono che il Regno Unito dovrebbe essere l’unico paese al mondo a non avere il controllo sovrano sulle sue acque di pesca. Non credo che questi siano termini che qualsiasi primo ministro di questo paese dovrebbe accettare”, aveva aggiunto.

Con queste premesse, la prospettiva che il Regno Unito tra tre settimane esca dall’Unione europea senza un accordo si fa sempre più concreta, e così anche i Paesi europei si stanno adeguando allo scenario. La Francia, in particolare, sta guidando gli stati intransigenti nel resistere alle richieste britanniche di ammorbidire le richieste dell’UE e il buon proseguio dei negoziati dipenderà anche da cosa oggi la presidente della Commissione dirà al Consiglio europeo su quanto Johnson è pronto a scendere a compromessi.

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