Brexit, banche ko. Obbligazionisti nel mirino bail-in

Le indiscrezioni di un piano allo studio del governo per sostenere gli istituti di credito se gli effetti della Brexit dovessero perdurare

La Brexit fa paura specie in Italia dove, a ritrovarsi in equilibrio precario, è ancora una volta il sistema bancario. All’annuncio del risultato del referendum inglese che ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dal Regno Unito, i titoli bancari italiani sono crollati, con Unicredit e Intesa SanPaolo che sono scivolati oltre -20%.

Da qui la preoccupazione di Renzi che avrebbe riunito con urgenza i suoi per mettere in sicurezza le banche già afflitte da una carenza di capitale e da 200 miliardi di sofferenze. Due le strade possibili da prendere: da un lato, con una botta enorme che sconvolgerebbe il Paese fino al midollo, la politica potrà far scattare il bail-in nella sua forma più aggressiva. Ovvero prima che le banche falliscano potranno assorbire una parte del debito emesso e trasformarlo in capitale, così come è successo in Olanda e in Portogallo. Ciò significa che i sottoscrittori di obbligazioni bancarie potrebbero svegliarsi con tante azioni in mano (dal valore decisamente prossimo allo zero virgola) e niente bond.

Dall’altra parte, si potrebbe tornare al denaro pubblico o para-pubblico. Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, il Governo potrebbe assumere partecipazioni nelle banche in difficoltà emettendo nuovo debito pubblico pari a circa 40 miliardi di euro, provenienti da fondi pensione e altre casseforti. Una sorta di fondo Atlante bis.

“Non siamo in una situazione di emergenza” e “non vedo alcuna ragione per un intervento pubblico”, ha chiarito il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta smentendo le indiscrezioni di un piano allo studio da parte del governo per sostenere gli istituti di credito se gli effetti della Brexit dovessero perdurare. Come dire: l’Italia al momento si limita a monitorare la situazione senza allarmismi.

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