Brexit a tutti i “costi”: per la Gran Bretagna in fumo già 66 miliardi di sterline

Intanto Theresa May chiede proroga al 30 giugno

Si scrive Brexit, si legge caos. Sì, perchè il divorzio tra Londra e Bruxelles nel corso dei mesi ha assunto sempre di più i contorni di un vero e proprio psicodramma del quale ancora non si conosce la fine. La fumata bianca ancora non arriva, in compenso sono andati in fumo già diversi miliardi di sterline. 

 

Nel frattempo, è notizia di queste ore, la Gran Bretagna ha chiesto una proroga della Brexit fino al 30 giugno. In una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la premier May annuncia che Londra è pronta a partecipare alle elezioni europee,  in programma il 23 maggio: tuttavia spera ancora di riuscire a fra approvare un accordo sulla Brexit prima di quella data, in modo da uscire subito dalla Ue e non far svolgere il voto. 

 

Tradotto? La presa d’attoche non è possibile sbloccare la situazione entro il 12 aprile,  rischiando di andare a sbattere contro un catastrofico no deal, una Brexit senza accordi. Da qui, la richiesta di estensione fino al 30 giugno, con una clausola di flessibilità in modo da poter uscire anche prima.    

 

UN DISASTRO POLITICO ED ECONOMICO – Allo stato attuale, comunque, la Gran Bretagna è a tutti gli effetti un Paese membro dell’Unione europea  e solo dopo che Brexit sarà effettiva ci si potrà fare un’idea dell’impatto economico. Ma qualche indizio, tutt’altro che confortante, già c’è. Un disastro politico e anche economico, insomma. 

 

Sulla Brexit “si spera che non si arrivi senza un accordo”, perché ci sarebbe “impatto” sull’economia, non solo italiana ma di tutta l’Europa, ha detto il ministro dell’economia Giovanni Tria a chi gli chiede se tema gli effetti della Brexit. “L’impatto ci sarebbe, ma è l’impatto generale di incertezza che si sta provocando e lo sappiamo, ma non solo sull’economia italiana, ma sull’Europa. In generale noi stiamo subendo l’andamento di tutta l’economia europea, dell’economia tedesca”, ha aggiunto. Ma l’impatto di un’eventuale Brexit disordinata “è la parte di un quadro di un andamento complessivo dell’economia”, ha chiarito.

 

BREXIT A OGNI “COSTO” – Brexit, dunque, a carissimo prezzo. Sì perchè è già costata 66 miliardi di sterline in termini di minor ricchezza generata dall’economia britannica e, se il referendum non fosse stato fatto, il Pil avrebbe potuto essere superiore del 2,9% rispetto ai livelli attuali.  A stimarlo è Standard & Poor’s in un recente studio provando a calcolare gli effetti sull’attività economica derivanti dalla svalutazione della sterlina e del conseguente aumento dell’inflazione che è seguita al referendum del 2016.

 

Quello più visibile è stato senza dubbio la svalutazione della sterlina, arrivata a deprezzarsi fino al 18% dopo il referendum.   

 

EXIT STRATEGY – C’è poi da fare i conti con un’altra questione: l’ incertezza che tuttora permane, ha avuto anche, come prevedibile, un impatto sugli investimenti privati con le aziende che “invece che studiare strategie di investimento hanno iniziato a mettere a punto piani di emergenza in caso di uscita senza accordo (no-deal)“.