Bonus mamma, respinto l’appello dell’Inps: “Va versato anche alle straniere”

Bonus mamma alle straniere, respinto ricorso Inps contro ordinanza del Tribunale. La Corte d'Appello conferma l'allargamento della platea

Il bonus da 800 euro va concesso a tutte le mamme, anche a quelle straniere. Lo ha confermato la Corte d’Appello di Milano, che ha respinto l’appello dell’Inps contro l’ordinanza del Tribunale dello scorso dicembre che aveva ordinato all’Istituto di riconoscere il premio nascita a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti e non soltanto a quelle con permesso di soggiorno di lungo periodo o titolari di protezione internazionale. A seguito di quel primo verdetto, l’Istituto diffuse una circolare per ampliare la platea dei beneficiari, riservandosi però di pagare l’assegno con riserva “in relazione agli sviluppi futuri del giudizio”

La Corte ha invece confermato la decisione e a darne notitzia è stata l’Asgi – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – che aveva fatto ricorso con APN e Fondazione Piccini proprio per far valere il diritto anche delle mamme non lungosoggiornanti o titolari di protezione internazionale.

COS’È IL BONUS MAMMA – Le Associazioni ricordano che il diritto al bonus riguarda tutte le mamme che sono entrate nel settimo mese di gravidanza dal 1.1.2017 al 31.12.2017 e che la domanda deve essere presentata – secondo l’Inps – entro un anno dal 1.5.2017 oppure entro un anno dal compimento del settimo mese di gravidanza se iniziato successivamente al 1.5.2017.

LE MAMME INTERESSATE DEVONO FARE ATTENZIONE – Ancora adesso, però, gli esperti di diritto e immigrazione mettono in guardia le mamme interessate. “A questo punto, visto l’esito del giudizio di appello – si legge in una nota pubblicata sul sito dell’ASGI- il messaggio dell’Inps resta ulteriormente confermato. Tuttavia, se l’Istituto mantenesse la riserva sui pagamenti e decidesse di proseguire nel giudizio, i beneficiari che hanno nel frattempo ottenuto il titolo, resterebbero in una situazione di incertezza per altri anni, fino alla decisione della Cassazione”.

Secondo l’associazione “la situazione sarebbe paradossale non solo perché trattasi di prestazione che ha esattamente lo scopo di creare condizioni di maggiore serenità e sicurezza nel momento della nascita, ma anche perché, in questo contesto, la singola mamma avrebbe interesse a garantirsi un titolo di credito proprio (cioè una decisione del giudice che riguardi espressamente il suo caso) distinto da quello che deriva dalla decisione sulla causa collettiva”.

“In tal modo – prosegue la nota – si perderebbe l’effetto ‘deflattivo’ che le stesse associazioni perseguivano, con il rischio di una moltiplicazione di giudizi individuali, a spese della collettività”. Ragione ulteriore per cui le associazioni che hanno avviato il giudizio contro la misura chiedono ora all’Inps di fare un passo definitivo, “chiudendo il contenzioso e garantendo il rispetto pieno e senza riserve della decisione milanese”.

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