Bonifici: niente ritenuta ma salgono i costi. Il flop del Sepa

Congelata la ritenuta del 20% sui bonifici dall'estero. Ma la cavalcata dei costi prosegue

Messa nel congelatore la ritenuta obbligatoria del 20% da esercitare da parte delle banche sui bonifici provenienti dall’estero (e di carattere reddituale), resta il fatto che mandare soldi all’estero o ricevere danaro dal di fuori dei confini nazionali – si parla sempre di bonifici – continua a costare troppo. Ed il sistema Sepa, che dovrebbe armonizzare gli standard tecnologici di bonifici e Rid favorendo una sostanziale discesa dei costi, non sta funzionando come ci si aspettava.
 
I COSTI – Dall’indagine condotta dall’inserto economico del Corriere della sera risulta che servono 50.25 euro per fare un bonifico da 500 euro (allo sportello) verso un paese non Ue come la Turchia (Mps); fino a 20.5 euro (Unicredit) se lo stesso bonifico è verso la Svizzera, mentre sono quasi 8 euro (Unicredit) verso la Francia. Stesso spartito per i bonifici in entrata: più di 26 euro (Montepaschi) per pagamenti in arrivo dalla Turchia o da altri paesi non Ue, e circa 15 euro se viene dalla Svizzera (Unicredit, mentre con Banco Poste sono 9 euro).
 
IL FALLIMENTO SEPA – Sempre secondo l’indagine condotta dal Corriere Economia, l’introduzione della Sepa (Single euro payments area) non ha fatto scendere le commissioni per i clienti. L’obiettivo è quello di armonizzare gli standard tecnologici di bonifici e Rid (gli addebiti diretti per le bollette) in tutta Europa, ma i prezzi per ora non calano. Anzi, sui bonifici continuano a concentrarsi i prelievi più sostanziosi da parte delle banche nei confronti della clientela privata. “L’obiettivo finale era a favore dei consumatori, con stessi costi e stessi importi – commenta un operatore tecnico -. Ma le banche hanno dovuto cambiare completamente i loro protocolli di colloqui, mettendo mano ai sistemi informatici”. L’Abi, l’associazione bancaria italiana, rassicura: “L’effetto sui costi si verificherà col tempo”. Per adesso, quindi, occorre pagare. E neanche poco.
 
L’area Sepa comprende i 28 Paesi Ue, più Svizzera, Norvegia, San Marino, Principato di Monaco, Islanda e Liechtenstein. Inizialmente la migrazione completa dei pagamenti domestici era prevista per il primo febbraio, ma è appena stata prorogata di sei mesi da Bruxelles, a causa del ritardo delle banche nell’adottare il nuovo sistema. Secondo la Bce, in Italia a fine 2013 solo il 38,7 per cento dei bonifici erano migrati alla Sepa, contro il 69 per cento della Francia e il 65 per cento della Spagna. Nel nostro Paese, inoltre, il costo per un ordine di bonifico allo sportello, nell’ultimo anno, è aumentato del 14 per cento.
 
CONVENIENZE – Detto che per quanto riguarda la Svizzera tanta è la confusione sotto il cielo (c’è chi non la considera ancora alla stregua di un Paese Sepa, come Poste o Unicredit, che applicano commissioni di 9 euro e 14,85 per i pagamenti in entrata) la banca più conveniente per i bonifici in entrata dai Paesi extra Ue è Bnl che applica una commissione di 5 euro, Poste è quella che costa meno per i bonifici verso l’Europa (3,5 euro), mentre Ubi e Intesa sono le più economiche per i bonifici effettuati allo sportello verso la Svizzera (5 euro). Monte dei Paschi di Siena, la più cara, raggiunge i 50 euro e 25 centesimi per i pagamenti verso la Turchia. L’importo è formato da tre voci: 21 euro per spese partica, 16,50 euro per trasferimento ordini e 0,18 per cento per commissioni di servizio, con una soglia minima di 12,75 euro. Il tetto minimo, previsto anche da altri istituti, penalizza evidentemente i bassi importi.

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