Facebook boicottata dai big: perché Coca Cola e Unilever bloccano la pubblicità

Il colosso delle reti sociali è finita al centro di una campagna di boicottaggio che le sta costando miliardi di dollari

Questa mattina Mark Zuckerberg si è risvegliato più povero di circa 7,5 miliardi di dollari. Il papà di Facebook, ovviamente, non ha subito quella che potrebbe essere la rapina del millennio, ma sta pagando a caro prezzo le fluttuazioni in borsa del titolo della sua società, finita al centro di una campagna di boicottaggio pubblicitario cui hanno aderito alcuni dei maggiori nomi dell’economia mondiale.

Tutto nasce in seguito al movimento di protesta scatenato dalla morte di George Floyd. Le piattaforme social come Facebook e Twitter, infatti, vengono accusate di fungere da “cassa di risonanza” per campagne d’odio a sfondo razziale. Secondo organizzazioni per la promozione dei diritti civili come la “National Association for the Advancement of Colored People” e la “Anti-Defamation League”, le piattaforme farebbero poco (se non nulla) per arginare questi fenomeni, finendo con il promuoverli più o meno involontariamente. Un comportamento, però, che sta costando miliardi e miliardi di dollari a Facebook e al suo papà, Mark Zuckerberg.

Cos’è la campagna “Stop Hate for Profit” e chi ha aderito

Dalle proteste è nata così la campagna di boicottaggio “Stop hate for profit”, promossa da varie organizzazioni per i diritti civili negli Stati Uniti e che punta a far cambiare atteggiamento ai colossi dei social media privandoli della loro fonte di sostentamento: le inserzioni pubblicitarie. La sola Facebook, tanto per fare un esempio, guadagna ben 70 miliardi di dollari ogni anno grazie agli inserzionisti.

La campagna di boicottaggio, partita un po’ in sordina, ha visto l’adesione di decine di aziende, tra le quali diversi “pesi massimi”. Tra i primi ad aver cancellato il budget pubblicitario su Facebook (ma anche su Twitter) troviamo i marchi dell’abbigliamento tecnico e sportivo Patagonia e The North Face, mentre negli ultimi giorni si sono aggiunti anche Coca Cola e Unilever.

Boicottaggio Facebook, quanto sta costando a Mark Zuckerberg

L’addio di Unilever (che controlla marchi come Algida, Fissan e Mentadent, tanto per citarne tre) è stata la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso. In una seduta di borsa, il titolo Facebook ha perso oltre il 7%, facendo evaporare oltre 56 miliardi di capitalizzazione.

Per Zuckerberg si tratta di un doppio schiaffo. Da un lato la sua azienda perde miliardi di dollari di investimenti pubblicitari e, dopo esser stata duramente colpita dal taglio dei budget pubblicitari causato dall’emergenza sanitaria, si trova ora a fronteggiare una nuova emorragia di inserzionisti. Che, ovviamente, avrà un impatto sul bilancio e sulla quotazione in borsa, andando così a incidere sul suo patrimonio personale.

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