Bitcoin, la moneta elettronica che sfida le banche e le carte di credito

Digitale, distribuita ed anonima. Potrebbe cambiare la finanza nello stesso modo in cui il web ha cambiato l'editoria. Oggi rischia di diventare non solo un mezzo di scambio, ma per alcuni anche un investimento. Cosa sono i Bitcoin e come funzionano

Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto (ma si suppone sia uno pseudonimo). E’ ancora presto per parlare di un’alternativa concreta agli acquisti effettuati attraverso i canali tradizionali. Ma è il momento di capire meglio di cosa si tratta, perché i Bitcoin sono presi sul serio da testate autorevoli (non ultimo il Time) e la loro potenziale portata rivoluzionaria trapela ormai da numerose fonti e dagli interventi di accreditati economisti (il nobel Paul Krugman, pur esprimendo critiche, li ha definiti il nuovo “gold standard”).

Non è la prima volta che sentiamo parlare di monete virtuali, in grado di essere acquistate e convertite e che detengono un loro piccolo mercato: dai Microsoft Points per Xbox e Zune store ai Linden dollar di Second Life.
Ma cosa distingue i Bitcoin dalle altre monete digitali?
La moneta elettronica a firma di Nakamoto non richiede intermediari e non fa uso di un ente centrale. Ovvero, utilizza un database distribuito tra i nodi della rete  – per questo si definsce ‘valuta peer to peer‘ – che tengono traccia delle transazioni e permettono di verificare che a spendere Bitcoin sia solo il legittimo proprietario, e che ciò possa accadere una volta sola, risolvendo così il problema del double spending, una delle criticità delle monete digitali più difficili da risolvere.

E’ un sistema decentralizzato che non prevede per le transazioni l’intervento di banche o altri intermediari (dunque, senza commissioni).
Il software è completamente open source e chiunque può condividere e verificare la corretezza del codice.  Inoltre, a differenza degli acquisti con carta di credito, le transazioni avvengono in modo assolutamente anonimo, comportandosi in maniera del tutto simile alle banconote tradizionali. Per queste ragioni l’Electronic Frontier Foundation definisce Bitcoin come “una moneta digitale a prova di censura”.

Il rovescio della medaglia è che potrebbe facilitare operazioni illegali come l’acquisto di materiale non consentito dalla legge o di merce contraffatta, senza poter risalire all’acquirente. Tra le caratteristiche esposte a maggiori critiche, inoltre, vi è la necessità di possedere una discreta familiarità con la tecnologia per poter eseguire una transazione con Bitcoin.

Come una qualsiasi moneta, i Bitcoin permettono l‘acquisto di beni e servizi ed esistono divesi siti dove è possibile cambiare i propri Bitcoin con Dollari, Euro, Yen o altre valute.
I Bitcoin possono essere accantonati in un portafoglio elettronico nel proprio pc oppure affidati a una banca elettronica gestita dagli ideatori di Bitcoin.

Dal punto di vista finanziario, l’economia basata sui Bitcoin ha raggiunto un valore di circa 57 milioni di dollari. Il valore della moneta oscilla molto (troppo, a detta di alcuni) in funzione del numero di utenti che ne fanno uso, ma il trend è in crescita. Si scopre infatti che il prezzo della cyber-valuta questa settimana è salito sopra ai 9 dollari per la prima volta negli ultimi mesi. Forse, come si legge in un articolo di AllThingsD è vero che gli europei hanno iniziato a credere in Bitcoin per paura di perdere i loro risparmi nel crollo di Paesi dell’Eurozona, contribuendo a far riprendere il valore della cyber-valuta.
E qui rivelano un’inaspettata caratteristica: invece di essere usati come moneta sono usati come investimento, perdendo la loro natura di puro mezzo di scambio e rischiando di diventare, come ha sottolineato Krugman, il nuovo “gold standard”.

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