La morte di Bin Laden frena la corsa del petrolio

Scendono le quotazioni del barile. Ma lo stop potrebbe essere temporaneo

La notizia della morte di Bin Laden ha avuto ripercussioni anche sul mercato del petrolio. Su tutti i mercati internazionali sono in calo tutti i prezzi: gli operatori associano al decesso del capo di Al Qaeda un allentamento delle tensioni in Medio Oriente e un calo del rischio di attentati agli impianti petroliferi. Il greggio ha ceduto 1,72 dollari a 112,21 al barile, mentre il Brent ha perso lo 0,9% a 124,72 dollari al barile.
La caduta del West Texas Intermediate, il benchmark statunitense, è stata ancora più rilevante, perdendo 1,27 dollari a 112,66 dollari al barile di 159 litri.

Tuttavia lo stop potrebbe essere temporaneo, visto che il rialzo non è legato tanto alla speculazione, ma piuttosto – come ha già fatti notare l’International Energy agency – a uno squilibrio tra domanda e offerta. Il petrolio è risalito di prezzo non tanto perché i pozzi siano insicuri a causa di Al Qaeda o dei disordini in Nord Africa, specialmente in Libia, quanto perché la continua crescita della Cina e delle principali economie emergenti porta ad una domanda costantemente superiore agli incrementi di produzione, riducendo gradualmente le scorte di greggio e facendone salire i prezzi.

Solo un rallentamento di queste economie avrebbe un effetto più sostanziale. Rallentamento che in realtà è previsto per la seconda metà dell’anno. Già ora gli indici manifatturieri cinesi mostrano crescite in sensibile decelerazione. E un recente report della banca d’affari JP Morgan prevede che la domanda asiatica di petrolio rallenterà nella seconda parte dell’anno, proprio per via del prezzo del barile.

La morte di Bin Laden frena la corsa del petrolio