Better Life Index, lo strumento che misura la qualità della vita. Ma l’Italia arranca

Lavoro, casa, sicurezza, vita sociale: qual è il paese ideale? Ognuno ha i suoi gusti. Ma il nuovo strumento interattivo dell'Ocse permette di misurare il benessere "personalizzato"

La felicità di certo non si può comprare ma forse si può misurare. E’ quello che hanno pensato gli esperti dell’Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che riunisce i 34 paesi più ricchi del mondo – quando hanno creato il Better Life Index, l’indice della “vita migliore“. Più che di felicità sarebbe corretto parlare di benessere, ma anche i rigorosi economisti Ocse sanno bene che il benessere non è misurabile solo con parametri economici.

Undici indicatori del benessere
(ad assetto variabile)

E così, nello sviluppare questo nuovo strumento interattivo di misurazione della qualità della vita, hanno inserito ben 11 parametri diversi che vanno dagli indicatori “classici” come il  livello di reddito medio, il tasso di disoccupazione o la disponibilità abitativa, a quelli più “innovativi” come la qualità delle relazioni sociali, il bilanciamento tra vita e lavoro e addirittura il livello di soddisfazione personale. Insomma anche un’organizzazione economica come l’Ocse si è resa conto che il prodotto interno lordo non è più un indicatore sufficiente a misurare il livello di benessere e ha fatto propria la celebre dichiarazione di Robert Kennedy: “il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

Ma la vera innovazione di questo strumento sta nella sua interattività. “Non è l’Ocse a decidere che cosa rende la vita migliore. Sei tu a decidere per te stesso”: così dichiara il sito dell’organizzazione. E infatti ognuno può dare un peso diverso (da 1 a 5) a ciascuno degli 11 parametri. Per esempio, chi pensa che un fattore determinante per la sua qualità della vita sia la sicurezza potrà far pesare di più questo parametro e scoprire che il suo paese “ideale” è l’Islanda, con un tasso di omicidi prossimo a zero. Chi privilegia l’ambiente dovrebbe vivere in Svezia dove l’inquinamento è minimo. Chi dà massima importanza alla casa, potrebbe scegliere il Canada o l’Australia dove c’è il maggior numero di stanze per persona.

E l’Italia?

Se si stabilisce un confronto “neutro” con gli altri paesi, cioè si dà lo stesso peso a tutti  i parametri, l’Italia non ne esce benissimo, collocandosi al 24° posto sui 34 paesi Ocse. Meglio della Grecia e del Portogallo – per restare nel continente – ma peggio della Repubblica Ceca, della Spagna e di tutti i paesi del centro e nord Europa.

Siamo sopra la media Ocse per il reddito delle famiglie (24.383 dollari nel 2008), ma molti altri indicatori non testimoniano un’alta qualità della vita:

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Lavoro: l’occupazione è debole (solo il 57% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro retribuito) ma chi lavora lo fa di più della media Ocse (1.773 ore annue). La conciliazione tra famiglia e carriera resta bassa per le donne: solo il 49% delle madri lavora dopo che il figlio ha raggiunto l’età scolare.


Istruzione: solo il 53% dei cittadini nella stessa fascia d’età ha un diploma superiore, molto meno della media Ocse che si attesta al 73%.


Salute: viviamo più a lungo ma peggio. L’Italia è sopra la media Ocse per aspettativa di vita (81,5 anni contro 79) ma è solo il 63% dei connazionali a dichiarare di trovarsi in buone condizioni di salute contro il 69% degli altri paesi.


Ambiente: qualità poco sotto la media. Il livello medio di polveri sottili (PM10) è di 23,3 microgrammi per metro cubo d’aria contro una media di 22 microgrammi.


Vita sociale: nel paese del “volemose bene” i risultati non sono incoraggianti. I cittadini che ritengono di poter contare su qualcuno nel momento di bisogno sono l’86% ma è una percentuale bassa rispetto agli altri paesi e ci colloca al quartultimo posto della classifica. E solo il 34% dice di avere aiutato un estraneo nell’ultimo mese. (A.D.M.)

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