Benzina, prezzi ‘gonfiati’: possibile class action per 34 milioni di automobilisti

Presunto illecito sull'aumento dei prezzi dei carburanti attraverso una serie di manovre speculative. Otto big del petrolio nel mirino delle Fiamme Gialle. Possibile class action per gli automobilisti che si costituiscono parte offesa

A quante persone sarà capitato, negli ultimi 5 anni, di far benzina (o gasolio) presso uno dei distributori Shell, Tamoil, ENI, Esso, Total, ERG, Q8 e API? La cifra si aggira sui 34 milioni di automobilisti, che potrebbero costituirsi parte offesa nel procedimento avviato dalla Procura di Varese sui prezzi ‘gonfiati’ dei carburanti, qualora fosse dimostrata l’alterazione anomala dei listini e l’esistenza di speculazioni atte a mantenere elevati i prezzi di benzina e gasolio. Nel caso, chiunque sia in grado di provare i rifornimenti potrà chiedere un risarcimento per il danno economico subìto, aderendo alla class action avviata dal Codacons, l’Associazione dei consumatori che ha dato avvio alle indagini.

La procura di Varese ha infatti avviato lo scorso anno un’inchiesta sulla base di un esposto presentato dal Codacons in cui si chiedeva di verificare “l’aumento selvaggio del prezzo dei carburanti”. 
Le indagini condotte dalla guardia di finanza hanno portato nel mirino delle Fiamme Gialle otto grandi compagnie petrolifere (Shell, Tamoil, ENI, Esso, Total, ERG, Q8 e API) nei confronti delle quali sono stati ipotizzati i reati di rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi di mercato, manovre speculative su merci e truffa.

L’IPOTESI DI SPECULAZIONE SUI PREZZI DEI CARBURANTI

I militari del nucleo di polizia tributaria di Varese hanno prima ricostruito le dinamiche che concorrono alla formazione del prezzo dei prodotti petroliferi ed hanno esaminato la documentazione acquisita presso le compagnie e riguardante l’origine e l’andamento dei prezzi per ricostruire le variazioni in aumento e diminuzione nel periodo gennaio 2011 al marzo 2012.
Per accertare i reati sono stati anche esaminati i documenti relativi alle istruttorie aperte dall’Authority per la Concorrenza e il Mercato e dal ministero dello Sviluppo economico. Le Fiamme Gialle, dopo aver verificato che i prezzi dei carburanti in Italia sono rimasti al di sopra dei Paesi UE, hanno compiuto ulteriori accertamenti. Le indagini hanno consentito di verificare che la causa principale dell’aumento dei prezzi è attribuibile al ruolo rilevante dei fondi di investimento in commodities (materia prime come petrolio, rame, argento, oro…) e gli ETF sul petrolio (fondi indicizzati quotati in borsa, in tempo reale, come semplici azioni) che, risultando fortemente influenzati da azioni speculative.
Questi due strumenti finanziari hanno attratto gli investitori in grado di determinare un aumento del prezzo del petrolio e hanno determinato un intervento speculativo da parte delle compagnie petrolifere per mantenere i prezzi elevati sui mercati del greggio di loro proprietà che sono arrivati fino alla pompa.
 

UNA CLASS ACTION PER GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI

Codacons ha lanciato una class action alla quale possono aderire oltre 34 milioni di automobilisti italiani, ovvero tutti coloro che si presume negli ultimi 5 anni abbiano fatto rifornimento di carburante presso i distributori delle compagnie petrolifere citate dal Gip di Varese (Shell, Tamoil, Eni, Esso, TotalErg, Kuwait Petroleum, Api). "Questi automobilisti possono ora costituirsi parte offesa nel procedimento e avviare l’iter per ottenere un risarcimento in quanto soggetti danneggiati da reato", spiega il Codacons.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Benzina, prezzi ‘gonfiati’: possibile class action per 34 ...