Benzina alle stelle, denuncia penale per le compagnie. Consumatori: “speculazione”

Caro-benzina, le associazioni dei consumatori preparano un esposto da inviare alle procure di mezza Italia. Il reato ipotizzato è aggiotaggio, il rialzo fraudolento dei prezzi

La corsa della benzina non accenna a rallentare. Secondo i dati riportati da Staffetta quotidiana, il prezzo medio ponderato nazionale tra i diversi marchi viaggia ora a quota 1,618 euro/litro per la benzina  e a 1,498 euro/litro per il gasolio, con un aumento giorno su giorno rispettivamente di +0,6 e +0,8 centesimi al litro. Tirano la volata dei prezzi Esso ed Eni, seguite da TotalErg e Tamoil.

Le compagnie giustificano gli aumenti con una ripresa delle quotazioni internazionali e soprattutto col tracollo dell’euro sul dollaro che erode il loro margine lordo. Ma la spiegazione non convince affatto le associazioni de consumatori. Alcune di esse, riunite nella sigla Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) annunciano un esposto a 104 procure della Repubblica di tutta Italia riguardo ai listini dei carburanti.

Ipotesi di reato: aggiotaggio

“I rincari di benzina e gasolio registrati negli ultimi giorni – afferma Casper – sono eccessivi e hanno portato i listini a livelli preoccupanti, raggiungendo al sud Italia quota 1,665 euro al litro. Aumenti che, temiamo, rappresentano solo l’inizio della speculazione sulle vacanze estive degli italiani, e che non trovano alcuna giustificazione dal momento che le quotazioni del petrolio appaiono in calo”.

Rispetto all’estate del  2010 per un pieno di benzina servono in media 10,6 euro in più e per un pieno di gasolio a 12,2 euro in più. “E’ indispensabile un intervento della magistratura per accertare eventuali anomalie a danno dei consumatori nella formazione dei prezzi di benzina e gasolio, anomalie che potrebbero configurare l’ipotesi di aggiotaggio”.

L’aggiotaggio, per la cronaca, è un reato disciplinato dall’art. 501 del Codice penale, che si intitola (significativamente) “Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”. L’articolo stabilisce testualmente:

           “Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a 25.822

Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. (…)”

(A.D.M.)
   

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