Benzina alle stelle, consumatori in rivolta. Il governo promette un giro di vite

Aumenti ingiustificati alla vigilia del ponte pasquale. 210 euro in più all'anno secondo le associazioni dei consumatori. Per il governo la soluzione è aumentare la rete distributiva

Tutti in partenza all’insegna della “Pasqua con chi vuoi”. Ma al momento di mettersi al volante per l’esodo di primavera gli italiani avranno una brutta sorpresa: un pieno di benzina costa 10 euro in più dell’anno scorso.

I prezzi dei carburanti continuano a salire. Proprio all’inizio della settimana di Pasqua, la verde è arrivata a 1,422 euro al litro e il gasolio a 1,25 euro. Un anno fa la benzina costava mediamente 1,214 euro/litro e il diesel 1,074 euro/litro. Un pieno di benzina  costa quindi circa 10,25 euro in più, e uno di gasolio 8,75 euro in più.

L’ira dei consumatori

Aumenti improvvisi e ingiustificati per le associazioni dei consumatori, che hanno parlato chiaramente di “speculazione“. E non se la sono presa solo con l’Unione petrolifera ma anche col governo che non interverrebbe per bloccare i rialzi.

“La doppia velocità non si smentisce mai – denuncia Federconsumatori – Infatti, il costo del petrolio non fa in tempo ad accennare un lieve rialzo sui mercati internazionali, che, alla velocità della luce, i distributori ritoccano al rialzo i prezzi dei carburanti”.

“Di fronte a tale situazione, a cui assistiamo da tempo, – prosegue l’associazione dei consumatori – non abbiamo nessun segnale, da parte di chi ha responsabilità di governo, di voler intervenire per porre fine a questi inaccettabili meccanismi speculativi che, come abbiamo calcolato, comportano un esborso, per costi diretti ed indiretti, di 210 euro annui per ciascun automobilista”.

Federconsumatori fa richieste precise:

la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per sanzionare tali speculazioni;

la completa liberalizzazione del canale di vendita dei carburanti, con l’apertura attraverso la grande distribuzione, che, nel nostro paese, ha un mercato ancora troppo marginale;

la definitiva eliminazione dei millesimi nei prezzi alla pompa, fuorvianti per una reale comparazione;

la definizione di un’accisa variabile che possa compensare gli aumenti dell’Iva, per calmierare la tassazione complessiva e quindi il prezzo del carburante.

Interviene il governo: più pompe

Tirato per la giacchetta il governo, per bocca del sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia, dichiara di voler “azzerare entro la fine della legislatura lo stacco speculativo sul prezzo industriale della benzina esistente tra l’Italia e la media dei paesi dell’Unione europea”. Il segreto per armonizzare gli interessi delle imprese e dei consumatori starebbe nell’aumentare la rete distributiva fino all’80%, rilanciando le liberalizzazioni e puntando in particolare su self-service e ipermercati.

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