Benzina alle stelle, i consumatori lanciano il boicottaggio delle pompe più care

Il totale degli aumenti ammonta, secondo le associazioni dei consumatori, a 768 euro annui a famiglia. Il presidente della federazione che rappresenta i benzinai: "La Francia abbatte tasse, è un esempio da seguire"

Lo sfondamento del tetto dei 2 euro da parte della benzina verde (che ci auguriamo rimanga un’eccezione) ha rappresentato il superamento di quella linea Maginot che sembrava l’ultimo baluardo per le tasche dei consumatori.

In risposta agli aumenti, il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) muove all’attacco e invita a boicottare tutte le pompe di benzina che chiedono per un litro di verde più di 1,8 euro. In una nota l’associazione dei consumatori spiega che “l’indicazione di lotta implica che si faccia il pieno di venerdì, sabato o domenica presso le marche che praticano la promozione e sconti e per il resto della settimana si boicottino le pompe troppo care che devono essere punite e non vendere nemmeno un litro di carburante”.
In base alle stime complessive di Federconsumatori e Adusbef, i nuovi rincari costeranno agli italiani 420 euro l’anno per l’acquisto e 348 per i costi indiretti, come il trasporto merci. Un totale di 768 euro in più a famiglia, ovvero la stessa cifra che una famiglia spende mediamente per 50 giorni di spesa alimentare (dati Istat). Un settimo della spesa che gli italiani destinano mediamente al cibo in un anno.
I consumatori muovono all’attacco e propongono il boicottaggio, ma i benzinai rappresentano l’ultimo anello della filiera del carburante e pagano anch’essi lo scotto dei rincari, come ci spiega Luca Squeri, presidente della Federazione dei gestori degli impianti di carburante (Figisc): «Gli operatori interni hanno uno scarse possibilità di intervento. I gestori hanno un margine di guadagno che mediamente vale meno di 4 centesimi al litro e sono duramente colpiti anche dal crollo dei consumi, che ormai tocca il 10% rispetto allo scorso anno». A fine di abbassare i costi, potrebbe essere utile intervenire sulla rete distributiva italiana, considerata poco efficiente? «In Italia abbiamo troppi impianti, che mediamente erogano basse quantità di carburante, rendendo difficile il raggiungimento di un corretto equilibrio tra costi di mantenimento e ricavi. Esiste già un piano che prevede la chiusura di 5000 stazioni (con un indennizzo per i gestori), che contribuirà a migliorare l’efficienza della rete nazionale. Ma in termini economici si tratterebbe comunque di un beneficio ridotto per gli automobilisti». Lei quali interventi suggerisce? «La Francia, ad esempio, che non naviga in acque particolarmente migliori delle nostre, ha deciso di intervenire sul prezzo dei carburanti riducendo le imposte. E’ un passo concreto che rappresenta un esempio da seguire. Non si può colpire la benzina per fare cassa» chiosa Squeri.

come si determina il prezzo alla pompa
 DIESEL 
 BENZINA 

17,3%
17,3%
Iva
34,7%
40,7%
Accise (al netto di quelle regionali)
12,5%
7,8%
Margine lordo (comprende i passaggi della filiera, dalla raffinazione alla vendita)
35,5%
34,2%
Materia prima

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