Bce verso la chiusura del Quantitative easing. Quali rischi per l’Italia?

Tra gli addetti ai lavori si inizia a discutere della conseguenze della probabile chiusura del programma di acquisti dell’istituto di Francoforte sull’economia italiana, in particolare sui Btp

Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni di diversi esponenti del board della Banca Centrale Europea che prefigurano la chiusura del programma Quantitative easing, ossia il massiccio acquisto di titoli di Stato che ha tenuto al riparo diverse economie, in primis quella italiana, da scossoni ben peggiori di quelli che si sono verificati. Tra gli addetti ai lavori si inizia quindi a discutere della conseguenze della chiusura del programma di acquisti dell’istituto di Francoforte sull’economia italiana, in particolare sui Btp.

30 miliardi di titoli al mese
Attualmente la Bce compra 30 miliardi di euro al mese di bond governativi. Acquisti che potrebbero essere portati avanti fino a settembre, per poi calare progressivamente e giungere all’azzeramento a fine anno. Con la fine del QE, l’ l’Italia dovrebbe dunque affrontare da sola gli investitori internazionali sul piano di battaglia delle aste su cui vengono collocati i nostri titoli.

Conti pubblici
Secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio sui conti pubblici, ripresi dal Sole 24 Ore: “L’anno prossimo gli investitori privati dovranno assorbire 200,9 miliardi di euro di titoli di Stato a medio e lungo termine, cioè 30,6 miliardi in più dei 170,3 di quest’anno. E questo aumento, del 18%, rimarrà tale solo a patto di rispettare alla lettera i tendenziali di finanza pubblica scritti nell’ultimo Def. Se a ritoccare il percorso interverranno nuove misure di spesa senza copertura o riduzioni di entrata, dovrà crescere anche l’impegno sul mercato. Il contrario succederebbe invece nel caso (oggi poco probabile) di un balzo della crescita in grado di spingere le entrate fiscali”.

“In valori assoluti – si legge ancora sul Sole 24 Ore – il prossimo è un anno tranquillo sul fronte dei Btp, perché il ritmo delle scadenze chiede di collocare titoli per 222 miliardi (sono 380 i miliardi complessivi con i bond a breve). Si tratta più o meno degli stessi livelli di quest’anno (225 miliardi), parecchio inferiori per esempio ai 275 miliardi raggiunti dalle aste 2016. Quell’anno, però, il Qe ha fatto passare dalla Bce il 45% delle emissioni a medio lungo termine; nel 2018, nello scenario di base che prevede un ultimo capitolo di acquisti dell’Eurosistema a 15 miliardi al mese a ottobre-dicembre e da gennaio il solo reinvestimento, Francoforte si limita a coprire il 24% dei nuovi titoli, e l’anno prossimo i reinvestimenti peseranno al massimo per il 9%. L’incrocio fra prezzi e rendimenti sarà determinante nella fortuna dei titoli italiani”.

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