Bar e ristoranti, ripresa ancora lontana: il futuro è un’incognita

In Spagna il 13% di bar, ristoranti e hotel hanno chiuso per sempre a causa del coronavirus. A rischio un milione di posti di lavoro

Bar e ristoranti ancora in affanno. A due mesi dalla riapertura la situazione dei pubblici esercizi italiani resta grave a causa di una ripartenza troppo lenta. Nonostante i fatturati siano in leggero recupero si registrano perdite ancora del 40%, con effetti pesanti sulle prospettive e la sostenibilità economica delle aziende, che incidono sullo stato di fiducia degli imprenditori che non vedono a breve la possibilità di un ritorno alla normalità. Questo è quanto emerge dalla consueta analisi condotta dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.

Risultati deludenti che ci dicono invece come il passare del tempo senza una vera ripresa rischia di cancellare l’entusiasmo che pure si era manifestato tra le imprese subito dopo il periodo di lockdown. I numeri, purtroppo, confermano che siamo ancora lontani dalla fine di una crisi senza precedenti.

Ad essere soddisfatti di aver riaperto poco più di 6 imprenditori su 10, circa il 61%, mentre sale la percentuale di chi ritiene che non riuscirà a tornare ai livelli di attività pre-covid (68%), segno di un sentiment di forte preoccupazione nei confronti del futuro. Diminuisce di circa 4 punti rispetto al mese scorso la percentuale di chi valuta positivamente l’andamento dell’attività dopo la riapertura. Si passa dal 22,2% del mese scorso all’attuale 18% circa.

COSA FARE? “Ancora molte ombre e troppe poche luci a due mesi dalla riapertura dei pubblici esercizi. Il calo dei fatturati è ancora pesante e con questi numeri la situazione si fa sempre più insostenibile! – dichiara Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe-Confcommercio – Le cause di una ripartenza drammaticamente lenta sono da ricercare certamente nella riduzione dei flussi turistici nazionali ed esteri, ma non solo. Il calo dei consumi è dovuto anche alla chiusura degli uffici e alla conseguente assenza dei lavoratori dal centro delle città e dai quartieri direzionali. Da questo punto di vista allentare il ricorso allo smart working potrebbe ridare slancio a molte attività. La nostra federazione continua a proporre soluzioni, come il rafforzamento degli indennizzi a fondo perduto, la proroga degli ammortizzatori sociali, il credito di imposta sui canoni di locazione e la riduzione dell’aliquota IVA. Interventi che, a nostro avviso, potrebbero essere importanti per dare una spinta alla ripresa. Speriamo che i nostri appelli non siano vani e che le Istituzioni ci diano ascolto”.

 

IN SPAGNA SONO SPARITI 40 MILA ESERCIZI –  Una situazione che non riguarda solo il nostro Paese.  Il 13% di bar, ristoranti e hotel spagnoli hanno chiuso per sempre a causa del coronavirus. Si tratta di circa 40.000 esercizi che potrebbero arrivare a 65.000 entro la fine dell’anno, il 20% del totale. E’ l’allarme lanciato da Hosteleria de Espana, la Federalberghi spagnola, in una conferenza stampa.

Nel pieno dell’estate e nonostante la riapertura dei confini “nelle località turistiche più popolari non ci sono turisti”, ha detto il presidente dell’associazione José Luis Izuel. In zone come le isole Baleari, ad esempio, ha riaperto la metà di bar e ristoranti. Per non parlare nei locali nelle grandi città, soprattutto nei distretti in cui si concentrano gli uffici. “il lavoro da casa ha spazzato via la colazione e i pranzi fuori, soprattutto a Madrid”, ha spiegato. Il settore potrebbe essere colpito fino al 50% con il rischio di perdere tra i 900.000 e 1,1 millione di posti di lavoro, diretti e indiretti.

Il turismo in Spagna conta per il 12% del PIL. Alla fine di giugno il governo ha presentato un piano da 4,2 miliardi di euro in forma di prestiti ma il settore ha chiesto di più come sospensione del pagamento delle tasse, aiuti a fondo perdute e ‘bonus’ vacanze per gli spagnoli,

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