Banzai debutta a Piazza Affari. Luci e ombre di un’Ipo a quotazione ridotta

Scivolone sul collocamento. Al mercato va solo il 20% delle zioni per un controvalore di 50 milioni

La collocazione di un’azienda sul mercato finanziario italiano è una buona notizia. Particolarmente se è legata alla new economy e in un contesto in cui Piazza Affari si trova oggi ventesima al mondo, dopo anni (tra il 1998 e il 2001) di presenza fissa nella top ten per capitalizzazione del listino.

Banzai, web company di rilievo sulla scena online ".it", presieduta e guidata da Paolo Ainio (co-founder insieme a Carlo Gualandri di Virgilio), ha comunicato che si è concluso il collocamento delle proprie azioni ordinarie finalizzato alla quotazione sul Mercato Telematico Azionario (MTA, segmento Star) organizzato e gestito da Borsa Italiana. Il prezzo di offerta è stato fissato in 6,75 euro per azione.
La capitalizzazione di Borsa della società, calcolata sulla base del prezzo di offerta, è pari a 274 milioni. La data di inizio delle negoziazioni è prevista per lunedì 16 febbraio 2015.

La notizia ha suscitato numerosi apprezzamenti da parte di molta stampa, variamente specializzata. Eppure, a ben vedere, l’Ipo del gruppo che ha tra i principali azionisti Sator, il fondo creato da Matteo Arpe (che come segnala Olivieri su Il Sole 24 Ore risulta essere anche, attraverso Banca Profilo, uno dei due Global coordinator dell’offerta…), denuncia alcune fragilità sostanziali.
Il ricavato complessivo derivante dal collocamento, calcolato sulla base del prezzo di offerta, al netto delle commissioni massime riconosciute al consorzio di collocamento, è pari a circa 52 milioni. Ci si può accontentare e intonare peana al successo conseguito da Banzai, ma  di fatto il gruppo ha collocato le sole azioni derivanti da aumento di capitale, pari a 8 milioni, mentre i restanti 8 milioni rimangono agli azionisti, che non vendono le quote. Un’operazione che ha coinvolto dunque solo metà dell’offerta e quasi il 20% del capitale.

 

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