Banda larga: la grande corsa. A che punto è l’Italia?

La copertura ha raggiunto il 31% nel 2019 riducendo il gap con l'UE che si attesta al 34%

L’Italia è ancora indietro nella banda larga, ma sta scalando posizioni in Europa, dopo si è riportata al 17esimo posto dal penultimo (all’ultimo c’era la Grecia). Un grande salto in avanti, ma lontano dagli splendori del nuovo Millennio, quando l’Italia era un campione europeo e Milano la città più cablata del Vecchio Continente.

Nonostante questo, l’Italia ha segnato una crescita record in Europa fra il 2017 ed il 2018 (+43,1%) e la seconda più elevata fra il 2018 ed il 2019, raggiungendo una copertura del 31% per un totale di 8,2 milioni di abitazioni, a fronte del 34% della media europea.

Il rapporto DESI

E’ quanto si legge in un articolo de Il Sole 24 Ore, che cita il rapporto DESI – Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, secondo un articolo de Il Sole 24 Ore.

L’Italia dunque si è rimessa in gara quanto a diffusione della banda larga, ma ancora insegue i campioni mondiali quali Singapore e, nell’ambito della UE, Danimarca e Lussemburgo.

Resta il grande  problema della connettività delle aree rurali, dove fino al 10% delle abitazioni non è raggiunta neanche da una rete fissa ed il 41% non dispone di banda larga. Un ritardo che non affligge solo l’Italia, ma anche altri Paesi europei ed è più evidente soprattutto al Sud.

La corsa agli investimenti sulla fibra nel mondo è partita da tempo, con il leader Singapore che ha già completato lo switch-off del rame nel 2018, la giapponese NTT ci arriverà nel 2023 e la svedese Telia nel 2024. Anche la spagnola Telefonica e la francese Orange sono in corsa, mentre l’Italia guarda al 2025, ma forse la data slitterà di qualche anno.

L’arrivo della prima Enercom

L’Italia sta mettendo a punto questa operazione titanica grazie anche a Open Fiber, JV paritetica fra Enel e CDP, che si trova circa a metà strada sul Piano di sviluppo al 2023, che punta su un investimento di 7 miliardi di euro per arrivare a collegare 20 milioni di abitazioni in FTTH (Fiber to the home, vale a dire il tratto che dai cabine arriva nelle case). La società entro il 2020 avrà connesso oltre 10 milioni di abitazioni in 1.350 Comuni italiani (qui trovate tutte le info utili sul bonus pc).

L’ascesa di Open Fiber è frutto di una intuizione della controllante Enel, che si è proposta come la prima Enercom, in Italia, contando di sfruttare la capillarità della sua rete elettrica, sovrapponibile fino all’80% al tracciato delle comunicazioni, a sfruttare i grandi vantaggi offerti dalla tecnologia in fibra in termini di costo (meno centrali e personale) ed in termini di qualità (tasso di guasti fra 2,5 e 15 volte inferiori alla rete in rame, tasso di manutenzione fino a 7 volte inferiore e consumi energetici da 2,2 a 6,7 volte minori).

Più avanti il 5G

Se l’Italia deve ancora scalare la classifica nella banda larga, appare più avanti nella preparazione al 5G (“readiness”), collocandosi addirittura al terzo posto in UE.

Nel Paese sono state infatti assegnate tutte le bande pioniere e sono stati lanciati i primi servizi commerciali. Le sperimentazioni del 5G, grazie anche al programma lanciato dal Ministero dello Sviluppo Economico, “5 città per il 5G” sono ancora in corso, ma diversi operatori hanno già avviato la commercializzazione in diverse città, come Vodafone a Milano.

Restano numerose  carenze sul fronte del capitale umano, con un livello di competenze digitali ancora piuttosto basso (solo il 42% delle persone fra 16 e 74 anni ha competenze di base contro il 58% della UE) ed una quota limitata di utilizzo di internet (74%). La quota degli specialisti in Tlc, pur in aumento al 2,8%, resta inferiore alla media europea (3,9%).

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