Bancomat obbligatorio, in arrivo le sanzioni. Ma anche sconti per il POS

POS obbligatorio, possibili sanzioni. Ma anche l'impegno del Governo a ridurre gli oneri accollati a esercenti e professionisti

Bancomat obbligatorio, in arrivo possibili sanzioni. Ma anche l’impegno del Governo a ridurre gli oneri accollati a esercenti e professionisti per l’uso del POS (point of sale).
Sembrerebbe avviarsi a una ragionevole conclusione l’iter travagliato dell’obbligo di POS per negozianti e professionisti. Ma procediamo con ordine…

La disposizione entrata in vigore lo scorso 30 giugno (decreto 24/01/2014) prevede che da quel giorno studi medici e professionali, commercianti, artigiani e imprese siano tenuti a dotarsi di POS per ricevere pagamenti con bancomat.  Nessun ulteriore rinvio, dunque, per l’entrata in vigore di un provvedimento avviato dal Decreto crescita 2.0 o Decreto sviluppo bis (dl 179/2012).

La misura introdotta, nata con l’intenzione di contrastare l’evasione fiscale e restare al passo con l’Eurozona, ha suscitato numerose polemiche da parte delle categorie interessate, che non hanno esitato a definirla una norma "insensatamente vessatoria e costosa" (come espresso dal Consiglio nazionale degli architetti). I costi del Pos, infatti, come rileva la CGIA di Mestre possono aggirarsi anche intorno ai 1.700 euro annui.

Pertanto, come a dire fatta la legge, gabbato lo Santo, il provvedimento entra in vigore ma nessuna sanzione è prevista per chi non rispetti l’obbligo di dotarsi della ‘macchinetta’. E non è difficile immaginare che in assenza di provvedimenti sanzionatori, le adesioni siano poche.

COSA CAMBIA
All’orizzonte oggi si intravede una svolta. Per rendere efficace la misura, il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, intervenendo in commissione Finanze, alla Camera, ha spiegato che non è esclusa l’introduzione di sanzioni per ridurre i casi di inadempimento.
A fronte delle possibili multe, il Governo tuttavia si è impegnato ad affrontare i problemi relativi alla copertura degli oneri addossati agli esercenti per l’installazione dei POS, assicurando un abbattimento dei costi fissi del terminale, eventualmente anche mediante forme di defiscalizzazione che contemplino il riconoscimento di un credito d’imposta. Lo ha deciso una recente risoluzione della Commissione Finanze, che rappresenta il primo segnale di sensibilità del Parlamento verso la gestione dell’impatto economico dei sistemi di pagamento elettronico sugli esercenti: infatti, la risoluzione pur riconoscendo i benefici che potrebbero derivare da un ricorso più diffuso alla moneta elettronica, sottende che l’accollo dei costi relativi dovrebbe ricadere sullo Stato e sul sistema bancario, primi beneficiari del cosiddetto e-payment.

 
LE PROTESTE AL POS OBBLIGATORIO
Secondogli architetti, che hanno presentato ricorso al Tar, il contrasto all’evasione fiscale può essere ugualmente perseguito attraverso pagamenti tracciati (bonifico o assegni) senza obbligare i professionisti ad attivare Pos costosi da installare e utilizzare: "una vera e propria gabella medioevale impropriamente e ingiustamente pagata a un soggetto privato terzo, le Banche che – oltretutto – non svolgono alcun ruolo nel rapporto tra committente e professionista", ha dichiarato il presidente del Cnap.

POS OBBLIGATORIO, COSA PREVEDE
L’obbligo di registrare i pagamenti con POS è valido per tutti gli importi superiori a 30 euro.
Si applica a coloro che nell’anno precedente hanno fatturato oltre 200 mila euro e solo per le attività svolte all’interno degli esercizi e degli studi: sono queste le principali novità previste per l’obbligo dei pagamenti con strumenti tracciabili per i professionisti nello schema di decreto messo a punto dal Ministero dello sviluppo economico.
Nel regolamento si prevede che l’obbligo del Pos scatti solo per importi superiori ai 30 euro e trova applicazione solo per i pagamenti effettuati all’interno dei locali destinati allo svolgimento dell’attività di vendita o di prestazione di servizio, ed esclusivamente nel caso in cui il fatturato del soggetto che effettua l’attività sia superiore a 200mila euro. Condizione quest’ultima valevole però solo nella prima fase di applicazione, ossia a partire da luglio 2014. Decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il limite potrà essere ridotto.

POSSIBILI RINCARI
Il tema, sollevato da Federconsumatori e Adusbef, riguarda l’eventuale rischio che i costi per dotarsi di Pos e per la gestione degli strumenti che ricevono pagamenti elettronici vengano scaricati sui cittadini. "La misura rappresenta un grande passo avanti in termini di tracciabilità dei pagamenti e lotta all’evasione, nonché un ampliamento ed un’agevolazione a favore del cittadino – affermano le due associazioni – La circolazione di meno contanti rappresenta, inoltre, un elemento di maggiore sicurezza, sia per il cittadino che per l’esercente. Ci auguriamo, però, che i costi ancora eccessivamente onerosi per dotarsi degli strumenti atti a ricevere pagamenti in moneta elettronica non siano scaricati in alcun modo sui prezzi e sulle tariffe".
Chiunque effettui attività di vendita di prodotti e servizi con Bancomat infatti ha, rispetto al contante, non solo un costo fisso ma anche un costo in percentuale al prodotto venduto. I negozianti e professionisti potrebbero così aumentare prodotti e prestazioni per rifarsi della "gabella medievale" penalizzando i consumatori.

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