Banche: soppresso l’anatocismo, niente più interessi sugli interessi

Un emendamento cancella la norma contenuta all’articolo 31 del decreto

Via libera delle commissioni Ambiente e Industria del Senato alla soppressione della norma sull’anatocismo [LEGGI QUI GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI] contenuta nel decreto legge Competitività. Sulla cancellazione dell’articolo 31 del provvedimento c’è stato il parere favorevole del governo. Mercoledì, alla presentazione degli emendamenti dei relatori, non era emersa alcuna proposta di modifica; una mossa che aveva lasciato presagire al mantenimento della disposizione nel testo di legge, opzione per la quale sembrava propendere il governo stesso. Evidentemente, la forte opposizione che si è creata anche all’interno del Partito democratico (l’opposizione totale è stata di M5s e Fratelli d’Italia) sulla capitalizzazione degli interessi ha cambiato le carte in tavola e nella discussione sono stati sfruttati i numerosi emendamenti presentati dai senatori che chiedevano appunto la soppressione dell’articolo.

COS’E’ L’ANATOCISMO – Con il termine anatocismo (dal greco anà – sopra, e tokòs – prodotto) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti “composti”. Esempi di anatocismo sono il calcolo dell’interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell’interesse passivo di un mutuo.

LA NORMA – L’articolo 31 del dl Competitività modificava il Testo unico bancario affidando al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) il compito di determinare modalità e criteri per la produzione, con periodicità non inferiore a un anno, di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni in conto corrente o di pagamento. Si trattava di una specifica precisazione dopo che la legge di Stabilità 2014 aveva lasciato la questione aperta con alcuni problemi di interpretazione: da una parte sembra ammettere la capitalizzazione degli interessi, ma dall’altra dice che questi non ne possono produrre di ulteriori. A questo punto è tornato a prevalere l’orientamento del Parlamento, che aveva ritenuto di abolire la norma proprio con la Stabilità, nonostante questa fosse caldeggiata ad esempio da Bankitalia.

REAZIONI – Ovviamente contrariata Bankitalia, che aveva già caldeggiato durante i lavori la presenza dell’anatocismo:  “Qualsiasi paese che non abbia una legislazione islamica accetta la capitalizzazione degli interessi, cioè l’applicazione degli interessi composti, di cui un sistema come il nostro non potrebbe fare a meno. Nessuna economia di mercato può funzionare senza questo meccanismo”. Immediata la reazione dei consumatori, con Elio Lannutti dell’Adusbef che parla della sconfitta “dell’arroganza di Bankitalia, Abi e Bce che avevano cercato di difendere una norma odiosa”. Soddisfatto anche Francesco Boccia, del Pd: “L’anatocismo è stato cancellato, è una vittoria del buon senso”. Anche il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) non ha fatto mancare la propria voce: “Siamo soddisfatti della soppressione di una norma che ha avuto l’unico obiettivo di tutelare gli istituti di credito facendone prevalere gli interessi. La norma mette fine a uno sciacallaggio finanziario nei confronti dei cittadini che ammonta a miliardi di euro e ha acutizzato situazioni già difficili in tempi di crisi”.

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