Banche fallite, non partono i rimborsi ai risparmiatori: nuovi ritardi, manca decreto

La piattaforma digitale dove presentare le domande per accedere al Fondo Indennizzo Risparmiatori non è ancora attiva. E manca un decreto

Doveva partire il 26 luglio la possibilità di inserire le domande per accedere al Fondo indennizzo risparmiatori (Fir) da parte delle persone coinvolte nei crac bancari del periodo 17 novembre 2015 – 31 dicembre 2017. Invece sul portale Consap per il ministero dell’Economia non c’è traccia della piattaforma digitale dove presentare le domande. Ed è solo da lì che passano le domande dei risparmiatori che puntano all’indennizzo.

Inoltre, manca ancora il decreto attuativo che fissa la data di apertura della finestra per le istanze. Una finestra destinata a rimanere aperta per 180 giorni; i titolari delle azioni e delle obbligazioni azzerate nei crack bancari potranno anche controllare in tempo reale lo status dell’istanza. Ma la data del 26 non è stata rispettata e per i rimborsi i tempi si allungano.

I RISPARMIATORI COINVOLTI – Dopo la firma da parte del ministro Tria del decreto del Mef che il 4 luglio nominava i nove membri della commissione chiamata a gestire le domande per accedere al Fondo Indennizzo Risparmiatori da 1,5 miliardi istituito dall’ultima legge di Bilancio, si doveva aprire il 26 luglio la finestra di sei mesi per gli oltre duecentomila risparmiatori che hanno visto azzerate le loro azioni o le obbligazioni subordinate nei crack di 11 banche.
Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono le realtà più importanti nel panorama degli 11 istituti saltati, che comprende anche le quattro banche finite in risoluzione nel 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara) e altri cinque istituti minori: Credito cooperativo padovano, Banca Brutia, Banca popolare delle province calabre, Banca di Paceco e Credito cooperativo interprovinciale Veneto.

COS’È IL FIR – Il Fondo indennizzo risparmiatori (Fir) ha una dotazione di 525 milioni per ciascun anno dal 2019 al 2021, per un totale di un miliardo e 575 milioni. Il “ristoro” riguarda i possessori di azioni e obbligazioni subordinate di Banca delle Marche, Banca Popolare dell’ Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e anche di alcune banche di credito cooperativo: Banca Padovana, Bcc di Pelaco, Banca Popolare delle Province Calabre, BCC Banca Brutia e Credito cooperativo Interprovinciale Veneto. Per queste Bcc però i bond subordinati sono già stati rimborsati, dunque possono essere richiesti i ristori solo per le azioni.

GLI INDENNIZZI DEL FIR – Ci sarà un ristoro automatico che andrà solo a persone fisiche e imprenditori individuali con patrimonio mobiliare di proprietà inferiore a 100mila euro (nel quale non vanno compresi i valori dei titoli azzerati) o con reddito complessivo imponibile Irpef inferiore a 35mila euro nel 2018. Hanno diritto al ristoro anche i loro familiari (coniuge, soggetto legato da unione civile, convivente more uxorio e parenti entro il secondo grado), che abbiano acquisito gli strumenti finanziari con atto tra vivi dopo la data di risoluzione o liquidazione delle banche e che abbiano continuato a detenerli. Lo stesso diritto è concesso anche ai successori di risparmiatori defunti e a organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, microimprese con meno di 10 addetti e fatturato annuo o un totale di bilancio non superiori a 2 milioni

Per chi ha invece patrimonio sopra i 100mila euro o Isee sopra i 35mila euro, il “ristoro” sarà semi-automatico: si dovrà presentare una domanda alla Commissione allegando le prove di avere subito una vendita scorretta di titoli che abbia violato le norme del Testo unico della Finanza.

La misura dei romborsi varia a seconda che si tratti di azioni o obbligazioni subordinate:

  • per gli azionisti è commisurata al 30% del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore;
  • per gli obbligazionisti subordinati è invece commisurata al 95% del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore.

COME FARE DOMANDA – Chi ha diritto ad accedere al Fir può chiedere l’indennizzo, anche tramite un rappresentante, presentando e firmando la domanda che sarà pubblicata dalla Commissione tecnica. La domanda dovrà riportare tutti i dati personali degli aventi diritto, dei loro familiari e successori e dell’ eventuale rappresentante, la quantità e tipo, costo di acquisto, data di acquisto, codici identificativi delle azioni e dei bond per i quali si chiede l’ indennizzo, come pure i dati della banca che li ha emessi, oltre ai codici bancari e postali dei conti sui quali saranno versati gli indennizzi.
Alle domande, da presentare in forma digitale sulla piattaforma che tuttavia ancora manca sul sito online del Fir dovranno essere allegati i documenti (di identità, fiscali e bancari) e dichiarazioni, oltre alle copie “di eventuale documentazione bancaria o amministrativa o giudiziale utile ai fini dell’ accertamento delle violazioni massive” del Testo unico della finanza “che hanno causato il danno ingiusto ai risparmiatori”.

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